Milan, Allegri vede Furlani e Tare: niente “futuro” ma programmazione e un mercato da big

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La giornata di riposo concessa a Milanello – un giovedì di aprile che normalmente spezzerebbe il ritmo della settimana tipo – è stata invece per Massimiliano Allegri l’occasione per raggiungere il quartier generale di via Aldo Rossi, dove la dirigenza lo attendeva per quello che, a sentire i diretti interessati, è stato un semplice summit di “ordinaria amministrazione”. Si è parlato della Juventus, certo, del prossimo impegno di campionato che vale molto più di tre punti in ottica Champions League; ma si è parlato, e forse soprattutto, di quel che verrà dopo, ovvero di una rosa da ricostruire per essere competitivi su tutti e tre i fronti. Al netto dei rumors che lo vorrebbero in bilico – sospeso tra il desiderio di rispettare il proprio contratto fino al 2028 (con quell’opzione di rinnovo automatico in caso di ritorno nella massima competizione europea) e le sirene della Nazionale, che potrebbe tornare a cantare forte non appena sarà eletto il nuovo presidente della Figc, o addirittura un improvviso interesse del Napoli se Antonio Conte dovesse salutare – il tecnico livornese continua a comportarsi e a ragionare da allenatore del Milan a tutti gli effetti.

Un faccia a faccia per scacciare le ombre

Non è la prima volta che Giorgio Furlani e Igli Tare si siedono di fronte ad Allegri, ma la cornice di questo nuovo incontro – avvenuto nella mattinata di oggi, 23 aprile – ha un peso specifico diverso dalle precedenti chiacchierate. Secondo Peppe Di Stefano, inviato di Sky Sport, presente e puntuale nel raccontare il clima all’ingresso di Casa Milan, l’incontro non va letto come un ultimatum o come una verifica di fine stagione, bensì come un passaggio dovuto di programmazione. Si parla di campo, della partita imminente, ma inevitabilmente il discorso scivola sui margini di manovra per la prossima sessione di calciomercato. E Allegri, in questo senso, è stato chiaro: per restare a certi livelli – o per tentare di riconquistare quello Scudetto che quest’anno è stato solo un miraggio – servono garanzie. Nello specifico, l’allenatore vorrebbe evitare che il progetto si basi esclusivamente sull’acquisto di giovani prospetti, chiedendo invece l’inserimento di quei 4 o 5 profili di spessore internazionale che possano fare la differenza nell’immediato.

Le condizioni di Allegri e il cantiere Milan

Del resto, l’allenatore toscano lo ha ribadito anche negli ultimi confronti pubblici: la sostenibilità economica va bene, ma non deve diventare una gabbia che impedisce al Milan di essere competitivo. C’è un passaggio, riportato da Di Stefano, che sintetizza lo stato dell’arte: “Il Milan non deve far scappare Allegri. Lui vuole rimanere a Milano, ma è stato molto chiaro: prima della sostenibilità ci sono i risultati e prima dei risultati c’è il Milan, che è al centro di tutto”. I tifosi, gli stessi che quest’anno hanno accettato di lottare per un piazzamento tra le prime quattro, l’anno prossimo, secondo la visione del tecnico, dovranno poter ambire a qualcosa di più concreto. Non si tratta di un capriccio, ma di una valutazione obiettiva dello stato della rosa: occhi puntati su un centravanti di peso (capace di risolvere i problemi cronici dell’attacco), su un centrocampista di alto livello come Leon Goretzka (in scadenza col Bayern e in cima alla lista dei desideri) e su un paio di difensori centrali che diano solidità al reparto.

Il mercato come chiave per il futuro

La qualificazione alla prossima Champions League è giudicata da entrambe le parti come il volano fondamentale: l’accesso all’Europa che conta garantirebbe non solo il rinnovo automatico del contratto di Allegri, ma anche quei liquidi extra necessari per investire senza dover per forza vendere pezzi pregiati. Ci sono posizioni in rosa – si vocifera di Loftus-Cheek, Leao o Pulisic – che sono sotto osservazione, e le loro eventuali cessioni potrebbero generare quel superbonus da reinvestire per assecondare le richieste dell’allenatore. Allegri non chiede rivoluzioni traumatiche, ma dosi equilibrate: un mix di giovani di prospettiva (che piacciono tanto alla proprietà) e di certezze assolute sul piano tecnico e caratteriale. Nomi come Modric o Rabiot, seppur a parametro zero, sono l’esempio perfetto di quella che, nella testa del tecnico livornese, dovrebbe essere la politica dei prossimi mesi: colpi d’esperienza che alzino immediatamente il livello medio di uno spogliatoio che, nel corso di questa annata, ha mostrato troppe fragilità nei momenti che contano.

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