Andria, il risarcimento in venti euro dopo il morso del cane
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Lontano dal prestare soccorso o dal limitarsi a richiamare l’animale, il conducente del veicolo avrebbe invece messo in atto un gesto che stride pesantemente con la gravità della situazione. Secondo la denuncia che verrà presentata alla procura di Trani, l’uomo avrebbe sborsato una banconota da venti euro, lanciandola fuori dal finestrino verso il giovane morso, quasi a voler saldare un conto o a liquidare un fastidio, per poi dileguarsi insieme al cane senza lasciare generalità né offrire assistenza. Un comportamento che la famiglia del piccolo, comprensibilmente scossa, ha giudicato non solo come una lesione fisica, ma come una palese violazione dell’obbligo morale e legale di solidarietà, configurando a carico dello sconosciuto i reati di omissione di soccorso e lesioni personali.
La corsa al “Bonomo” e la ricerca dell’identità
Subito dopo l’aggressione, mentre il sangue colava dalla ferita al polpaccio, è stata la madre dell’undicenne a prenderlo in consegna, accompagnandolo di corsa all’ospedale “Bonomo” di Andria. Qui i sanitari hanno provveduto a medicare le ferite – lo stato di salute del ragazzino, sebbene provato dallo spavento, non desta preoccupazione per la vita – e a somministrare la profilassi antitetanica, un atto dovuto vista l’incertezza sullo stato vaccinale del cane fuggito. La caccia all’uomo e al suo animale si è già messa in moto. La madre, in un successivo sfogo, ha raccontato di aver avuto un sospetto cruciale: il figlio avrebbe infatti riconosciuto il cane dietro un portone di vetro, restringendo il raggio delle ricerche a tre possibili indirizzi della zona. Una pista che le autorità giudiziarie stanno ora valutando, incrociando verosimilmente i racconti con le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti lungo il tragitto.
Il precedente e l’indifferenza qualificata
La vicenda, che risale alla serata di lunedì 11 maggio, ha assunto i contorni di un caso emblematico di indifferenza, se non addirittura di sprezzo. Non è solo l’aggressione fisica a scuotere l’opinione pubblica locale, quanto la natura simbolica del gesto: quei venti euro gettati a terra come se potessero davvero ripagare il dolore e la paura di un bambino. La legale della famiglia, confermando la volontà di procedere per vie legali, ha sottolineato l’interdizione di fronte a una simile condotta, ritenendo che l’unico modo per fare chiarezza sia affidarsi al lavoro delle forze dell’ordine e, soprattutto, al recupero delle registrazioni digitali che potrebbero inchiodare il fuggitivo. L’auspicio, espresso dalla madre, è che si possa risalire al proprietario anche attraverso i dati del microchip, obbligatorio per legge, sebbene la fuga immediata suggerisca che l’uomo non avesse alcuna intenzione di farsi identificare.




