Operazione bollette: il governo studia il decreto tra bonus e prezzi calmierati
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Redazione Interno
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Al ministero dell’Economia, la ricognizione delle risorse da destinare al prossimo Decreto-aiuti è già in corso. Si tratta di un intervento che mira a tamponare l’ennesima ondata di rincari energetici, un fenomeno che continua a mettere in difficoltà sia le famiglie che le imprese. A disposizione, secondo le prime stime, ci sarebbe un piccolo tesoretto derivante dall’incremento degli incassi fiscali, frutto dei rincari sulle materie prime energetiche che hanno gonfiato l’imponibile. Tuttavia, si parla di cifre modeste, nell’ordine di poche centinaia di milioni di euro, ben lontane dai 2-3 miliardi stanziati nel 2022, subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, per sostenere i nuclei familiari più vulnerabili.
Il contesto attuale, però, è diverso. Le bollette di luce e gas continuano a salire, trainati dai prezzi del gas, che oggi costano il 79% in più rispetto al 2021. Secondo Nomisma, nel 2025 si potrebbe assistere a un ulteriore aumento del 31% per le famiglie e del 28% per le aziende. Un dato che spinge il governo a valutare misure urgenti, tra cui l’ipotesi di bonus mirati o il calmieramento dei prezzi. Tuttavia, come spesso accade, il nodo cruciale resta la disponibilità di fondi. Skytg24 ha calcolato che servirebbero ben 54,7 miliardi per garantire gli aiuti necessari, una cifra che al momento sembra irraggiungibile.
Intanto, il dibattito politico si infiamma. Il Movimento 5 Stelle, guidato da Giuseppe Conte, ha annunciato una manifestazione a Roma prima di Pasqua, per protestare contro il caro-bollette. Dal canto suo, il Pd ha presentato una mozione al Senato, chiedendo interventi immediati. Ma il Consiglio dei ministri, almeno per ora, non ha previsto misure specifiche contro il caro energia.
A complicare il quadro, c’è il caso Duferco, emerso quasi come un vaso di Pandora. L’azienda, attiva nel settore siderurgico, ha beneficiato di sussidi pubblici per fronteggiare i costi energetici, sollevando dubbi sull’effettiva trasparenza dei criteri di assegnazione. Un tema che si intreccia con le critiche di Confindustria, che da settimane denuncia come il costo dell’elettricità stia minando la competitività delle imprese italiane. Una posizione comprensibile, ma che sta iniziando a essere analizzata con maggiore attenzione, soprattutto alla luce delle recenti polemiche.
In questo scenario, l’Interconnector, il gasdotto che collega l’Italia alla Grecia, è finito sotto i riflettori. Alcuni osservatori sollevano dubbi sulla sua effettiva capacità di ridurre i costi dell’energia, mentre altri lo considerano una soluzione strategica per diversificare le fonti di approvvigionamento. Resta il fatto che, al di là delle infrastrutture, il problema principale è l’assenza di una risposta strutturale alla crisi energetica, che continua a pesare sulle tasche degli italiani.




