De Laurentiis dice no al progetto Maradona: il Napoli punta tutto sullo stadio a Est

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il giorno dopo la presentazione ufficiale del progetto di riqualificazione dello stadio Maradona, voluto dal sindaco Gaetano Manfredi e dal Comune di Napoli, arriva la risposta secca del presidente della Ssc Napoli, Aurelio De Laurentiis. Una risposta che, a dire il vero, non sorprende più di tanto chi segue le vicende del club azzurro, dal momento che la posizione contraria alla ristrutturazione dell’impianto di Fuorigrotta era stata già più volte ribadita nei mesi scorsi.

Stavolta, però, il no assume i contorni di una presa di posizione definitiva e quasi solenne, proprio a ridosso della presentazione che il primo cittadino aveva invece descritto come un passo avanti per il rilancio dell'area. Mentre il Municipio mostrava rendering e illustrava i dettagli dell'intervento, dalla sede del Napoli filtrava un'aria ben diversa, fatta di distacco e di un'alternativa già pronta nel cassetto: lo stadio a Napoli Est.

Il progetto del Comune e l'assenza del Napoli

Alla presentazione del nuovo Maradona, tenutasi nella giornata di ieri, il Napoli non si è fatto vedere, nonostante l'invito fosse stato regolarmente inoltrato al club e nonostante l'impianto porti il nome del capitano leggendario che condusse la squadra alla conquista dei primi due scudetti della sua storia. Una assenza, quella degli azzurri, che non è passata inosservata e che rappresenta di fatto un segnale forte, benché in linea con il pensiero espresso da De Laurentiis nelle ultime settimane.

Il progetto comunale, come noto, prevede una serie di interventi per modernizzare la struttura e adeguarla agli standard richiesti per eventi internazionali, ma da Palazzo San Giacomo sanno bene che il nodo principale resta la gestione degli introiti, un tema su cui la società e l'amministrazione faticano da tempo a trovare un punto di incontro. Dal canto suo, il club non ha mai nascosto il proprio scetticismo sull'operazione di restyling, giudicata insufficiente a garantire quelle entrate che un impianto di proprietà, invece, potrebbe assicurare in modo ben più consistente.

La strategia del presidente: un nuovo impianto a Napoli Est

La posizione del Napoli, del resto, non si limita a un semplice diniego, ma si arricchisce di una prospettiva ben precisa, che il presidente ha più volte delineato e che ieri è stata ribadita con chiarezza dagli ambienti del quartiere generale azzurro. Come trapela informalmente dalla cerchia dirigenziale, l'obiettivo strategico della società è ormai inequivocabile: realizzare uno stadio di proprietà, interamente finanziato dal club, nell'area orientale della città.

Un progetto che De Laurentiis porta avanti da tempo con convinzione, tanto da averlo definito in più occasioni come l'unica strada percorribile per garantire al Napoli un futuro economico sostenibile e competitivo a livello europeo.

La questione, però, è complessa e si scontra con una serie di ostacoli pratici e burocratici, a cominciare dalla bonifica dei terreni, che secondo le stime del Comune dovrebbe terminare tra la fine del 2027 e l'inizio del 2028, e dal costo di acquisizione delle aree, che il sindaco Manfredi ha quantificato in una forbice tra i 50 e i 60 milioni di euro, cifra che rende difficile, come lo stesso primo cittadino ha ammesso, una convergenza tra le parti.

Il punto di vista dell'investitore e i nodi economici

Se si prova a guardare la vicenda con gli occhi di un potenziale investitore, il progetto del nuovo Maradona solleva più di un interrogativo, al di là della suggestione estetica e della valenza simbolica che certamente il rendering riesce a trasmettere. Perché, una volta messe da parte le emozioni e lo spirito di appartenenza, ciò che conta davvero è la sostenibilità economica del piano e la capacità di generare flussi di cassa nel lungo periodo.

Chi si avvicina a un'operazione di questo tipo, infatti, non si chiede soltanto se lo stadio sarà bello o funzionale, ma vuole sapere chi lo gestirà, quale modello di business verrà adottato e, soprattutto, cosa succederà se il Napoli dovesse effettivamente lasciare l'impianto per trasferirsi altrove. Senza una risposta chiara a queste domande, il progetto rischia di rimanere un'operazione a metà, incapace di attrarre quei capitali necessari a trasformare le slide in realtà.

E la stessa valutazione dei tempi di realizzazione e delle modalità di acquisizione dei terreni aggiunge ulteriori incertezze, come dimostra la differenza di valutazione tra il Comune e il club sul prezzo dell'area, una divergenza che appare destinata a rallentare ulteriormente il percorso.

Un divario che sembra destinato a restare

La distanza tra le due posizioni, dunque, non è soltanto fisica, tra Fuorigrotta e Napoli Est, ma è soprattutto concettuale e finanziaria. Da un lato, il Comune cerca di rilanciare un impianto che rischia di rimanere escluso dai grandi eventi internazionali se non verrà adeguato; dall'altro, la società di De Laurentiis rivendica la necessità di avere uno strumento di lavoro che garantisca redditività e autonomia decisionale, elementi che solo un impianto di proprietà può offrire.

In mezzo, restano le dichiarazioni pubbliche dei due attori, che pur manifestando rispetto reciproco, mostrano una divergenza di fondo difficilmente colmabile. Il Napoli, del resto, ha già dimostrato in passato di saper perseguire la propria strada anche in assenza di accordi con le istituzioni locali, e il progetto per lo stadio a Est sembra ormai essere l'unico orizzonte su cui il club intende investire energie e risorse.

Il fatto che il presidente abbia disertato la presentazione di ieri non è che l'ultimo, e più evidente, tassello di una strategia che va avanti da tempo, senza che i segnali di apertura da parte di Palazzo San Giacomo siano riusciti a scalfire la determinazione della dirigenza azzurra.

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