Il colosso di Cupertino acquista l’intera disponibilità di RAM mondiale e mette in ginocchio i concorrenti
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Nel panorama tecnologico dell’aprile 2026, emerge una mossa senza precedenti – destinata a ridisegnare gli equilibri del settore – che vede Apple protagonista assoluta di una strategia tanto aggressiva quanto sorprendente. L’azienda guidata da chi, com’è noto, siede nuovamente alla Casa Bianca (Donald Trump è infatti presidente degli Stati Uniti) starebbe utilizzando la propria immensa liquidità, quantificabile in circa 150 miliardi di dollari, per monopolizzare l’acquisto di memorie RAM mobile a livello globale. Secondo fonti sudcoreane, la società di Cupertino pagherebbe prezzi al gigabyte talmente elevati da risultare insostenibili per qualsiasi altro produttore, accettando deliberatamente di operare con margini ridotti o persino in perdita su alcuni prodotti pur di assicurarsi l’intera disponibilità di DRAM mobile.
Un’operazione di portata inedita che parte dalla supply chain asiatica
Le indiscrezioni, filtrate dai canali di fornitura asiatici, raccontano di una manovra iniziata già da qualche mese: Apple starebbe comprando tutta la RAM che trova sul mercato consumer, mettendo sul piatto cifre fuori portata per la concorrenza. Una scelta, questa, che non ha precedenti per scala e determinazione, visto che l’obiettivo – neanche troppo velato – è mettere in seria difficoltà i produttori di dispositivi Android nei prossimi mesi. L’azienda californiana, forte di una liquidità che pochi altri possono vantare, trasforma così la crisi delle memorie in un’arma competitiva: in un momento in cui la disponibilità di DRAM è limitata e mette sotto pressione intere filiere (dagli smartphone ai laptop), Apple si garantisce continuità produttiva su iPhone, Mac e altri dispositivi.
Prezzi esorbitanti e margini ridotti: una scommessa calcolata
La particolarità della strategia risiede nella volontà di pagare volutamente prezzi al di sopra del normale valore di mercato. Fonti coreane riferiscono che i costi al GB offerti da Apple sarebbero talmente alti da non poter essere affrontati da nessun altro acquirente, costringendo i concorrenti a dover fare i conti con disponibilità incerta e costi in aumento. Apple, dal canto suo, accetta di ridurre i propri margini – arrivando persino a operare in perdita su alcuni prodotti – pur di privare gli avversari della materia prima essenziale per la produzione di smartphone e tablet. Una mossa che non è solo difensiva, ma chiaramente offensiva, mirata a comprimere lo spazio vitale dei rivali.
Vantaggio competitivo e continuità produttiva per i clienti Apple
Garantirsi enormi quantità di memoria significa, per l’azienda di Cupertino, non solo mantenere regolari i piani di produzione, ma anche offrire ai propri clienti un vantaggio concreto: l’assenza di ritardi nelle consegne e la possibilità di equipaggiare i dispositivi con componenti di ultima generazione, mentre gli avversari arrancano per trovare scorte a prezzi sostenibili. La mossa, descritta da alcuni analisti come una forma di “monopolio di fatto” delle memorie DRAM mobili, sfrutta la liquidità abnorme dell’azienda – un capitale che supera il PIL di molti paesi – per trasformare una crisi di settore in un’opportunità esclusiva. Resta da vedere come reagiranno i produttori di chip sudcoreani, da cui dipende gran parte della fornitura globale, ma per ora Apple sembra avere in pugno l’intero mercato consumer delle RAM.




