Un ciclone si abbatte sull'Italia: venti oltre i 100 km/h e nubifragi al sud
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Redazione Interno
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Mentre gran parte del paese ha affrontato l’inizio della settimana con cieli tersi e temperature insolitamente miti per il periodo, le condizioni sono destinate a peggiorare bruscamente a partire da mercoledì 26 marzo. Secondo le analisi del colonnello Mario Giuliacci, meteorologo di lungo corso, un vortice ciclonico di notevole intensità si sta organizzando sul Mediterraneo occidentale, pronto a scaricare piogge torrenziali e raffiche violente, soprattutto nelle regioni meridionali e insulari.
Il sistema, alimentato dall’energia termica accumulata nelle acque più calde della norma, provocherà un’accelerazione dei venti, che in alcune zone potrebbero superare i 100 km/h, accompagnati da temporali persistenti e locali grandinate. Se al nord il clima resterà relativamente stabile, seppur con alternanza di schiarite e annuvolamenti, al sud e sulle isole l’instabilità sarà marcata, con il rischio concreto di nubifragi e fenomeni improvvisi.
La causa di questa recrudescenza del maltempo va ricercata nello scontro tra correnti fredde di origine balcanica e l’aria umida subtropicale, un contrasto che genera moti convettivi particolarmente vigorosi. Già nella giornata di mercoledì, le prime avvisaglie interesseranno la Sardegna e la Sicilia, per poi estendersi verso Calabria e Basilicata, dove i bacini idrografici – alcuni ancora vulnerabili dopo le piogge delle scorse settimane – potrebbero essere sottoposti a ulteriore stress.
Sebbene la primavera sia per definizione una stagione capricciosa, la persistenza di una saccatura depressionaria sul Mediterraneo centrale prolungherà l’incertezza almeno fino a fine mese. Le precipitazioni, oltre a essere intense, saranno disomogenee: se alcune aree riceveranno quantitativi significativi in poche ore, altre potrebbero essere risparmiate, complici i microclimi locali. Intanto, i servizi di protezione civile hanno già diramato allerte per il possibile verificarsi di esondazioni o smottamenti in territori storicamente fragili.




