Emiliano sul possibile incarico con Decaro: “Non lo so, non che io sappia”
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Redazione Interno
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“Non lo so, non che io sappia”. Con la tipica formula cautelativa del linguaggio forense, che tanto ricorda le aule di tribunale, il presidente della Regione Puglia uscente, Michele Emiliano, ha liquidato le domande dei giornalisti sulla sua eventuale presenza nella futura giunta regionale guidata da Antonio Decaro. L’occasione, una conferenza stampa ai margini della quale sono fioccate le curiosità sul prossimo esecutivo, ha offerto lo spunto per una battuta che svela, al di là dell’ironia, l’attesa sospesa di questi giorni. Emiliano, infatti, ha voluto sottolineare come quella espressione sia la stessa utilizzata da avvocati e pubblici ministeri durante gli interrogatori, quasi a marcare una distanza professionale dalla questione e a rimarcare che, allo stato attuale, non ci sono elementi certi da dichiarare. Una risposta che non conferma né smentisce, lasciando aperto ogni scenario mentre la macchina amministrativa attende di mettersi in moto.
L'attesa della proclamazione ufficiale
A bloccare tutto, come noto, è l’iter formale della proclamazione dei nuovi consiglieri regionali, un passaggio indispensabile che spetta alla Corte d’Appello e che, stando alle previsioni, potrebbe slittare addirittura al mese di gennaio. Nonostante questo intoppo burocratico, Decaro, che ha vinto le elezioni regionali di un mese fa, ha già cominciato a prendere confidenza con gli uffici e le dinamiche di via Gentile, preparando il terreno per il suo insediamento. Lo stesso governatore neoletto ha dichiarato di avere la squadra pronta, pronta ad essere ufficializzata in poche ore, o al massimo in un giorno, non appena la procedura di ratifica si sarà conclusa. Una dichiarazione che tradisce un comprensibile desiderio di iniziare a lavorare, ma che al contempo deve fare i conti con i tempi, purtroppo non sempre brevi, della giustizia amministrativa.
Il profilo del nuovo consiglio regionale
Nel frattempo, dalle analisi sui dati delle elezioni emerge con chiarezza l’identikit della nuova assemblea legislativa pugliese. I cinquanta eletti, in attesa della formale convalida, presentano un profilo medio piuttosto omogeneo: si tratta perlopiù di uomini, poco più che cinquantenni, la cui professione prevalente è quella di avvocato, seguita a ruota da quella dell’imprenditore. Un quadro, questo, che riflette una certa tendenza della classe dirigente locale e che, in parte, rappresenta anche una continuità con il passato. Lo stesso Antonio Decaro, del resto, rientra in gran parte in questo schema – è uomo e ha cinquantacinque anni – sebbene la sua formazione professionale sia quella di ingegnere, una particolarità che lo distingue dalla maggioranza dei futuri colleghi in consiglio.
La fase di transizione
Questo periodo di limbo, tra il voto espresso dai cittadini e la piena operatività delle nuove istituzioni, è quindi caratterizzato da una doppia dinamica. Da un lato, c’è l’attività silenziosa ma costante del governatore eletto, che già studia i dossier e prepara la struttura della sua giunta, della quale non si conoscono ancora i nomi ma che promette di essere rivelata in tempi rapidissimi. Dall’altro, persistono le incertezze e le legittime curiosità, incarnate dalle risposte evasive di chi, come Michele Emiliano, potrebbe avere un ruolo in quel progetto o potrebbe invece tornare a dedicarsi ad altri incarichi. Una situazione di stallo che, se da una parte frena l’azione politica, dall’altra permette di analizzare la conformazione del nuovo organismo legislativo, disegnando una fotografia della rappresentanza che andrà a legiferare in Regione per i prossimi cinque anni.




