Amorim, il piano B dietro Glasner per il Milan: il profilo del tecnico che aspetta solo Cardinale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La sconfitta interna contro il Cagliari, maturata all’ultima giornata di un campionato che sembrava ormai incanalato verso un posto nella prossima Champions League, ha rappresentato per il Milan molto più di una semplice batosta sportiva: quella gara ha infatti innescato una reazione a catena culminata con l’esonero di Massimiliano Allegri e con una vera e propria rivoluzione negli assetti dirigenziali del club.

Mentre la dirigenza lavora per ricucire gli strappi di una stagione definita dagli stessi proprietari come un “fallimento inequivocabile”, sul fronte tecnico emerge con sempre maggiore insistenza il nome di Ruben Amorim, il 41enne ex tecnico del Manchester United che rappresenta la soluzione concreta dietro la priorità rappresentata da Oliver Glasner.

Si tratta – e questo è un aspetto che i tifosi rossoneri farebbero bene a metabolizzare subito – di un soggetto tutt’altro che malleabile, come del resto ha dimostrato nei primi mesi del 2026 quando, alla vigilia del proprio esonero dai "Red Devils", si lasciò andare a uno sfogo clamoroso per ribadire la propria visione del ruolo: “Io sono venuto qui per fare il manager del Manchester United, non semplicemente l’allenatore”, dichiarò davanti ai giornalisti, rivendicando un’autorità che la dirigenza inglese non era più disposta a tollerare.

Una linea dura, la sua, che a Milano potrebbe però tradursi in quella scossa di identità e prospettiva che a Via Aldo Rossi cercano da tempo, specie alla luce delle situazioni di mercato ancora da dipanare riguardanti due dei giocatori più rappresentativi come Rafael Leao – il cui destino a questo punto sembra segnato – e Christian Pulisic, quest’ultimo finito nel mirino della Roma pur avendo sempre garantito impegno anche nei momenti più bui.

Un "mister" portoghese dall'identità tattica inconfondibile

Dal punto di vista strettamente tattico, chiunque si appresti a seguire la sua eventuale avventura in panchina deve prepararsi a un calcio posizionale molto rigido, declinato secondo lo schema 3-4-2-1 (o 5-2-3, a seconda della fase di gioco) che lo ha reso celebre prima allo Sporting Lisbona – dove ha vinto due titoli nazionali – e poi discusso in Premier League.

Il suo credo si basa sulla creazione sistematica di sovraccarichi numerici sulle fasce, dove il movimento sincronizzato tra il braccetto di difesa, il centrocampista centrale, il trequartista e l’ala permette di sfondare le linee avversarie attraverso schemi di passaggio prestabiliti; a differenza di quanto potrebbe suggerire l’aggressività del suo approccio, però, si tratta di un calcio che lascia poco spazio all’estro individuale.

Nei suoi schemi, l’attaccante funge spesso da sponda per il centrocampista, che a sua volta cerca il filtrante per il compagno scattato alle spalle della difesa – meccanismo noto come “up-back-through” – un automatismo che, se ben oliato, risulta devastante ma che, in caso di scarsa sintonia, rischia di diventare prevedibile e sterile.

Un matrimonio possibile e i dettagli dell'accordo

Nonostante l’esperienza negativa a Manchester – dove detiene statistiche da incubo per quanto riguarda la percentuale di vittorie e i gol subiti a partita – i vertici del Diavolo sembrano convinti che il progetto possa attecchire meglio in Italia. Le conversazioni tra i rappresentanti del tecnico lusitano e il club, riportate da fonti vicine alla trattativa, sarebbero state più che positive tanto che il diretto interessato avrebbe già dato il proprio assenso a tutte le condizioni economiche e contrattuali proposte.

Ora l’affare, che si concretizzerebbe su un contratto biennale con opzione per il terzo anno e un ingaggio che si aggira intorno ai 3,5-4 milioni di euro a stagione, è sostanzialmente in stand-by in attesa del “sì” definitivo da parte del proprietario Gerry Cardinale; un’eventuale fumata bianca, oltre a regalare una nuova guida tecnica al Milan, avrebbe una ricaduta anche sulle casse del Manchester United, che vedrebbe ridursi sensibilmente l’oneroso indennizzo da 15,9 milioni di sterline pattuito per l’esonero del tecnico.

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