: Greta Thunberg, daspo urbano a Venezia dopo la protesta con il Canal Grande colorato di verde
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Braccia tese reggevano le taniche, i cui contenuti si sono riversati in laguna tingendo di un verde acceso e immediatamente riconoscibile il tratto d’acqua sotto il Ponte di Rialto. È andata in scena così, nella mattinata di sabato, la protesta non autorizzata del movimento “Extinction Rebellion”, che ha visto in prima fila, in poppa a un vaporetto, l’attivista svedese Greta Thunberg. La fluoresceina, un liquido tracciante atossico ma dall’effetto cromatico potente, è stata versata da cinque bidoni contemporaneamente, colorando per diversi metri il Canal Grande e trasformando il cuore di Venezia in un palcoscenico per la denuncia di un presunto «ecocidio».
La risposta istituzionale e il provvedimento di allontanamento
La replica delle forze dell’ordine, che hanno identificato i responsabili dell’azione dimostrativa, non si è fatta attendere. A Greta Thunberg e ai trentasei militanti che l’accompagnavano è stato notificato un daspo urbano, un provvedimento che impone l’allontanamento obbligatorio dalla città lagunare per le successive quarantotto ore. A questo si è aggiunta una sanzione amministrativa, una multa dal valore simbolico di centocinquanta euro, per aver dato vita a una manifestazione in assenza delle necessarie autorizzazioni. La misura, sebbene di breve durata, segna un precedente significativo nel trattamento giudiziario riservato a proteste di questo tenore, le quali, sebbene animate da istanze ambientaliste, finiscono per scontrarsi con le norme che regolano la tutela del decoro urbano e la sicurezza pubblica.
Le voci dalla politica e il contesto dell’azione
La vicenda ha inevitabilmente sollevato reazioni nel panorama politico, dove Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha tuonato contro quelli che ha definito «gesti che rovinano Venezia», sottolineando la necessità di interventi per preservare l’integrità di un patrimonio unico al mondo. Le sue parole, che rifiutano qualsiasi giustificazione per simili modalità di protesta, risuonano in un dibattito più ampio sul confine tra attivismo legittimo e vandalismo. L’episodio veneziano, del resto, non è stato un evento isolato per Thunberg, che nei giorni immediatamente precedenti aveva preso parte a un’assemblea pubblica a Verona, trovando ascolto tra studenti e attivisti riuniti nell’aula magna del polo universitario Zanotti.
La sostanza della protesta e le sue implicazioni
Al di là della spettacolarità del gesto, che ha catturato l’attenzione dei media internazionali, la scelta di impiegare un colorante atossico rivela una calcolata strategia comunicativa, tesa a massimizzare l’impatto visivo minimizzando, al contempo, il danno ambientale diretto. Ciò non toglie che l’azione, per sua natura effimera, abbia sollevato questioni di merito sulla liceità di utilizzare un bene pubblico come il Canal Grande per veicolare un messaggio, per quanto condivisibile. La fluoresceina, sebbene innocua, ha creato un’alterazione temporanea ma profonda del paesaggio, un atto simbolico che alcuni considerano una forma di espressione potente e altri un inaccettabile oltraggio alla città.




