Chivu all’Inter fino al 2028, il tecnico avrà voce in capitolo sul mercato
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Redazione Sport
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Il segnale, per quanto inequivocabile, era già stato colto nelle settimane precedenti: la vittoria sul Parma, quella che di fatto ha spianato la strada verso il ventunesimo scudetto, ha semplicemente trasformato in certezza ciò che nell’ambiente nerazzurro si dava ormai per scontato. Cristian Chivu, lo si può affermare senza timore di smentita, rappresenta il perimetro entro cui l’Inter intende muoversi per il prossimo futuro: il contratto che lo legherà alla panchina fino al 2028 è pronto, e con esso un pacchetto di prerogative che pochi allenatori, al secondo anno di un progetto, riescono a vedersi riconoscere. Perché il punto, ed è bene sottolinearlo, non è solo la durata dell’accordo, quanto piuttosto la sostanza: sarà lo stesso tecnico rumeno, quello con i giocatori ha costruito un rapporto solido e diretto, a indicare i nomi per il prossimo mercato. Una responsabilità, quest’ultima, che non tutti i club affidano a un allenatore che, ricordiamolo, sta completando la sua prima stagione intera in Serie A.
Il ruolo di Marotta e il peso dello scudetto “di Chivu”
La voce più autorevole, dopo il successo sul Parma che di fatto ha chiuso i giochi, è arrivata direttamente dal presidente Beppe Marotta. Le sue parole, pronunciate a caldo e prive di quelle vaghezze che spesso caratterizzano i comunicati ufficiali, hanno assunto il valore di una investitura: «Questo è lo scudetto di Cristian Chivu e della squadra». Una frase, questa, che va letta non come una semplice lode, ma come un atto di indirizzo politico. La dirigenza, nei fatti, ha applaudito la crescita dell’allenatore settimana dopo settimana; e lo stesso Chivu, dal canto suo, ha saputo tenere insieme la gestione di un gruppo che ancora portava addosso le abitudini del ciclo precedente. Nessuna retorica, dunque, quando si parla di transizione intelligente e remunerativa: il primo anno del rumeno in panchina è stato esattamente questo, un passaggio di consegne gestito senza traumi e coronato dal tricolore.
Due facce della stessa luna: tra rifondazione e continuità
C’è un’Inter che ha saputo vincere dominando, fatta di automatismi rodati e di interpreti che quel dominio lo hanno costruito negli anni. E ce n’è un’altra, invece, che vuole nascere cambiando. Sono queste le due facce della luna, passato e futuro, nelle quali Chivu si specchia per imprimere il proprio marchio sulla rifondazione. La volontà, esplicitata anche attraverso i canali informali che filtrano dalla Pinetina, è chiara: se il primo anno è stato di transizione – intelligente e remunerativa, abbiamo detto – da adesso si rendono necessari aggiustamenti profondi. L’obiettivo, evidentemente, è quello di non rimpiangere, tra un paio di stagioni, una presunta paura di osare. E i primi segnali in tal senso arrivano dalla lista, lunga e destinata a crescere, dei partenti: secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, i pilastri dell’ultimo ciclo destinati a lasciare sono numerosi. Si parla di Sommer, Darmian, Acerbi, De Vrij e Mkhitaryan, tutti in scadenza di contratto. Per ciascuno di loro, la dirigenza sta valutando le sostituzioni, e su quelle Chivu avrà l’ultima parola.
Le scelte di mercato e l’obiettivo Champions
L’Inter, con lo scudetto ormai cucito sul petto, pensa già alla prossima stagione. E la pensa in grande, perché il consolidamento del primato in Italia non basta più: serve un ritorno alla competitività in Champions League. Per farlo, i nerazzurri preparano un mercato so, fatto di uscite mirate e altrettanti innesti. L’allenatore, lo si è detto, indicherà i nomi; e tra questi, filtrano due profili definiti “intriganti” dalle cronache di settore, sebbene i dettagli restino ancora coperti da un fitto riserbo. Quel che è certo, e va qui ribadito per completezza, è che non si tratta più di semplice manutenzione: Chivu vuole un’Inter d’attacco per l’Europa, capace di mutare pelle senza perdere quella solidità che ha garantito la rimonta scudetto. E la dirigenza, da Marotta in giù, gli ha concesso il tempo (fino al 2028) e gli strumenti (il potere di scegliere) per farlo.




