Notte di follia all’Aurelia Hospital, arrestato l’ex ballerino di Amici Simone Benedetti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Roma. La quiete apparente del pronto soccorso dell’Aurelia Hospital si è trasformata in un teatro di violenza nella notte tra il primo e il due giugno, quando Simone Benedetti, finalista della terza edizione di "Amici di Maria De Filippi", ha perso il controllo dopo un banile richiamo. L’uomo, un cinquantacinquenne nato nella Capitale il 16 aprile del 1981, era stato trasportato d’urgenza nella struttura sanitaria a seguito di un incidente stradale nel quale era rimasto investito.
Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, la scintilla che ha innescato la furia dell’ex ballerino sarebbe stata l’intimazione, da parte del personale medico, di spegnere una sigaretta accesa all’interno della sala d’attesa, violando così il divieto assoluto di fumo vigente nei locali ospedalieri. Lungi dal rientrare, la sua reazione è stata immediata e sproporzionata: ha iniziato a inveire contro gli operatori, scagliando contro un’infermiera un casco e lo skateboard che aveva con sé, creando un clima di panico tra gli altri pazienti presenti in reparto.
Minacce di morte e l’arrivo della polizia
La situazione è degenerata rapidamente quando l’ex volto televisivo ha rivolto minacce esplicite a una seconda operatrice. Le frasi riferite agli agenti sono agghiaccianti nella loro specificità: l’uomo avrebbe sostenuto di essere in grado di risalire all’indirizzo di casa della vittima, promettendo ritorsioni nei suoi confronti e dei suoi familiari con espressioni come "Fate una brutta fine" e "Qui faccio saltare tutto". A questo punto il personale sanitario, temendo per la propria incolumità, ha allertato le forze dell’ordine.
Tuttavia, nemmeno l’arrivo della polizia è riuscito a placare la furia di Benedetti, il quale avrebbe accolto gli agenti con ulteriori insulti e grida minacciose, intimando loro di andarsene se non volevano "saltare in aria". La frase più grave, emersa durante le sommarie informazioni, è stata quella in cui dichiarava che, a suo avviso, "i poliziotti devono morire tutti", un’affermazione che ha aggravato ulteriormente la sua posizione processuale.
Il tentativo di fuga e la versione dell’arrestato
Nel tentativo di sottrarsi alla cattura, l’uomo si è dato alla fuga a piedi nel piazzale antistante l’ospedale, ma la corsa è durata poco: si è scontrato violentemente contro una delle auto di servizio delle volanti parcheggiate sul posto, venendo infine bloccato e ammanettato. Portato davanti al giudice per l’udienza di convalida, Simone Benedetti ha offerto una narrazione diametralmente opposta a quella fornita dalle vittime e dai testimoni.
Attraverso il suo legale, ha dichiarato di essere stato sottoposto a un uso eccessivo della forza durante le fasi dell’arresto, sostenendo di essere stato immobilizzato con del nastro adesivo, trascinato a terra e maltrattato dagli agenti. Il magistrato, ritenendo però consistenti gli elementi raccolti dall’accusa, ha deciso di convalidare il provvedimento restrittivo, disponendo nei confronti dell’ex ballerino la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Roma, in attesa che le indagini facciano piena luce sulla dinamica dei fatti.
I capi d’accusa e l’inchiesta in corso
La Procura contesta a Simone Benedetti i reati di resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata aggravata, quest’ultima per le minacce gravi rivolte alle operatrici sanitarie. Le indagini sono attualmente nelle mani della polizia, che dovrà raccogliere le testimonianze di tutti i presenti e visionare eventuali filmati del sistema di videosorveglianza interna per ricostruire esattamente la sequenza degli eventi.
Lo stesso legale della difesa ha annunciato di aver avviato accertamenti difensivi per dimostrare l’eventuale abuso di potere che sostiene essere stato commesso ai danni del suo assistito. Per il ballerino, da quel lontano 2003 quando la danza lo portò alla ribalta nelle case degli italiani, si prospetta ora un fronte giudiziario tutt’altro che semplice, con la sua libertà personale che resta in bilico in attesa delle decisioni del tribunale.
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