Samuele Ricci, da Empoli al Milan: la storia di un talento cresciuto tra intuizioni e sacrifici
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Redazione Sport
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Tutto cominciò con una battuta, quella di Antonio Buscè, storico allenatore dell’Empoli, che un giorno bussò alla porta del presidente Fabrizio Corsi dopo l’allenamento. "Pres, io di uno così, se avessi i soldi, comprerei il cartellino di tasca mia". Parole che, una decina di anni fa, segnarono l’inizio del percorso di Samuele Ricci, allora dodicenne, già capace di muoversi in campo con un’eleganza rara. Quell’intuizione, oggi, trova conferma nel passaggio del centrocampista al Milan, dopo tre stagioni e mezzo al Torino, dove ha lasciato il segno tanto da dedicare un commosso addio ai tifosi granata.
La crescita di Ricci, nato nel 2001, è stata segnata da tappe precise. Aurelio Andreazzoli, che lo lanciò in prima squadra all’Empoli nell’aprile 2019 quando il giocatore non aveva ancora compiuto 18 anni, ne ha plasmato il ruolo davanti alla difesa, trasformandolo in un perno tattico. "Funzionale al Milan", lo definisce oggi l’allenatore, sottolineando come Massimiliano Allegri, insieme a Igli Tare, abbia le idee chiare sul suo impiego. Un progetto, quello rossonero, che punta a valorizzarne le doti tecniche e la capacità di lettura del gioco.
Il trasferimento arriva in un momento di riassetto per il Milan, impegnato a definire una squadra competitiva per la stagione 2025-2026. Mentre si lavora sulle cessioni di chi non rientra nei piani tecnici, Ricci rappresenta un investimento sul futuro, ma anche sul presente. La sua storia, del resto, dimostra una maturità fuori dal comune: dalle prime prove nell’Empoli, dove Buscè lo definì "un diamante grezzo", fino all’esperienza torinese, vissuta con professionalità e rispetto.




