Alluvione di Firenze, 60 anni dopo migliaia di opere da salvare
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Redazione Interno
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A sessant'anni dall'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, migliaia di opere d'arte danneggiate dall'acqua e dal fango attendono ancora di essere restaurate. Per recuperare una parte di questo patrimonio, il Corriere Fiorentino e la fondazione Friends of Florence hanno promosso un'iniziativa dedicata a otto opere, coinvolgendo cittadini, scuole, imprese e istituzioni. Il progetto accompagna le celebrazioni dell'anniversario di una delle più gravi catastrofi della storia della città.
La notte in cui l'Arno sommerse Firenze
Nella notte tra il 3 e il 4 novembre, dopo giorni di piogge intense, l'Arno uscì dagli argini e invase il centro storico. Un'onda d'acqua e fango alta circa tre metri attraversò le strade raggiungendo una velocità di sessanta chilometri orari. In via de' Neri il livello della piena sfiorò i cinque metri. L'acqua impiegò due giorni a ritirarsi, lasciando dietro di sé circa seicentomila tonnellate di fango, edifici devastati, attività commerciali distrutte e gravissimi danni al patrimonio artistico e documentario.
Alla distruzione seguì una mobilitazione internazionale. Migliaia di giovani arrivarono da ogni parte del mondo per liberare le strade, soccorrere gli abitanti e mettere in salvo dipinti, manoscritti, libri e arredi. Passarono alla storia come gli «angeli del fango». Alcuni volontari, non avendo un alloggio, trascorrevano la notte nei vagoni ferroviari messi a disposizione dalle Ferrovie. Il loro intervento contribuì al recupero dei beni culturali e alla ripresa della vita cittadina, mentre musei, biblioteche e laboratori affrontavano le conseguenze dell'inondazione.
Otto opere da restaurare, dai dipinti ai documenti storici
Il nuovo progetto di recupero riguarda beni di epoche e materiali differenti, conservati in depositi come quelli della Palazzina Poggi, di Santo Stefano al Ponte, di Villa Corsini e della villa medicea della Petraia. Due restauri sono stati già adottati dai promotori, mentre per gli altri sei è prevista una raccolta fondi. La campagna comprende anche una piattaforma per le donazioni e il coinvolgimento degli studenti delle scuole superiori nella diffusione dell'iniziativa attraverso i social.
Tra i primi interventi figura la Madonna della Misericordia, dipinto ottocentesco di Giuseppe Sabatelli proveniente dalla chiesa di San Jacopo Soprarno. Il restauro, affidato a Daniela Lippi, prevede il trattamento dei tagli, delle macchie e della cornice danneggiata. Friends of Florence ha invece scelto i Bronzi di Todi, un corredo funerario composto da vasi, coppe, specchi e lucerne, acquisito dal Museo Archeologico nel 1892. Le operazioni sono affidate a Simone di Virgilio. Anche gli ambienti del museo che ospitavano il laboratorio di restauro erano stati colpiti dalla piena.
Altri due manufatti provengono dalla basilica di Santa Maria Novella. Una terracotta di Francesco Ballanti raffigura San Giuseppe con Gesù bambino tra le braccia: presenta perdite di colore, sollevamenti della pittura, fratture e danni alla doratura dell'aureola. Se ne occuperà Anna Fulimeni. Sabrina Cassi interverrà invece sull'Arcangelo Raffaele e Tobiolo, una tavola quattrocentesca di autore fiorentino ignoto, parte di un trittico e attualmente custodita all'Opificio delle Pietre Dure. Sulla superficie restano tracce del fango, lacune pittoriche e problemi di conservazione del supporto ligneo.
Il programma include inoltre una Deposizione dalla croce di Niccolò di Pietro Gerini, pittura murale staccata dalla chiesa di Sant'Ambrogio, databile tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento. Il progetto è curato da Cristina Napolitano. Sono previsti anche interventi su una filza delle Carte Strozziane, documenti relativi alla storia della famiglia e all'economia fiorentina, e su 159 fotografie dell'Accademia di Belle Arti appartenenti ai fondi Adolphe Braun, Fratelli Alinari, Giacomo Brogi e James Anderson.
Le fotografie che raccontano la tragedia e la ricostruzione
Il patrimonio da recuperare comprende anche la pala d'altare Santa Felicita e i suoi sette figli, realizzata nel 1464 da Neri di Bicci. L'opera, proveniente dall'omonima chiesa, conserva la predella originale ma presenta distacchi della pittura e deformazioni della tavola lignea. Il progetto è affidato a Giovanni Gualdani e Hiromi Yamada. La varietà degli interventi coinvolge così pittura su tavola, affreschi, scultura, metalli, fotografie e documenti d'archivio, ciascuno con danni e necessità conservative differenti.
La memoria fotografica della catastrofe è stata protagonista anche della mostra «Firenze '50 '60 '70. Immagini dall'Archivio Foto Locchi», ospitata a Villa Bardini e curata da Giovanna Uzzani. Promossa da Fondazione CR Firenze e Archivio Foto Locchi, l'esposizione ha raccolto 150 fotografie dedicate a tre decenni di storia cittadina, dalle trasformazioni del dopoguerra alle mobilitazioni sociali. Tra gli scatti figuravano immagini delle strade sommerse, dei negozi distrutti e degli abitanti impegnati a rimuovere i detriti.
Per l'anniversario è stato inoltre realizzato il volume fotografico «Firenze 1966-2026», distribuito con La Nazione il 4 novembre. Il libro raccoglie testimonianze dell'Archivio Foto Locchi e immagini di Joe Blaustein e Giorgio Lotti. Blaustein documentò il disastro anche con fotografie a colori e donò successivamente 102 scatti all'Archivio storico del Comune. Le immagini di Lotti, pubblicate dalla rivista Epoca, contribuirono a richiamare altri volontari in città. Una selezione del suo lavoro è stata destinata anche a un'esposizione a Palazzo Medici Riccardi, insieme alle fotografie dell'Esercito Italiano.
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