Il presidente del Cagliari Giulini: "Troppo Var, gli arbitri devono tornare a decidere"
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Redazione Sport
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In una lunga intervista telefonica al programma “La Politica nel Pallone”, condotto da Emilio Mancuso su GR RAI Parlamento, il presidente del Cagliari Calcio Tommaso Giulini ha affrontato diversi nodi cruciali del calcio italiano, partendo da un doveroso atto di vicinanza. Prima della trasferta al “Franchi”, infatti, ha voluto esprimere, a nome della società, le più sentite condoglianze alla città di Firenze e all’intero ambiente viola per la tragica scomparsa del patron, un gesto di rispetto che trascende la rivalità sportiva e tocca le corde di un dolore collettivo. Il discorso si è poi spostato, con toni critici e costruttivi, sulle questioni che affliggono il mondo del pallone, a cominciare dall’ormai onnipresente utilizzo della tecnologia Var, che secondo Giulini sta mostrando il suo lato più problematico.
La deriva del Var e la responsabilità dell'arbitro
“Ero inizialmente molto favorevole al Var”, ha ammesso il presidente rossoblù, per poi aggiungere con franchezza: “ma soprattutto in questa stagione sto iniziando ad avere un po’ di perplessità”. La sua critica, ben argomentata, non punta il dito contro la tecnologia in sé, bensì contro l’uso smodato che se ne sta facendo e, di conseguenza, l’effetto psicologico che produce sugli arbitri in campo. “Le chiamate sono troppe”, ha osservato, “e vedo sempre meno arbitri che in campo si prendono responsabilità”. Un paradosso, il suo, che rischia di svuotare di autorità la figura del direttore di gara, il quale – come sottolinea Giulini – dovrebbe invece essere il perno indiscusso delle decisioni. Ciò non significa sminuire il valore dei migliori, poiché, come ha precisato, “abbiamo almeno una decina di arbitri fortissimi”, tra esperti della vecchia guardia e validi elementi emergenti. Il timore è che l’eccessivo affidamento al video finisca per atrofizzare quel coraggio e quell’istinto che sono parte integrante dell’arbitraggio, rendendo il gioco più frammentato e meno fluido.
Il nodo degli stadi e l'appello al governo
Altro capitolo fondamentale toccato nell’intervista è quello dell’emergenza infrastrutturale, tema che per Giulini ha acquisito un’urgenza nuova alla luce della designazione dell’Italia, insieme alla Turchia, ad ospitare gli Europei del 2032. Il presidente cagliaritano non ha usato giri di parole, lanciando un appello diretto all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. “Se l’Italia vuole partecipare a questi Europei, un decreto attuativo per gli stadi ci dovrà essere”, ha dichiarato con forza. La sua logica è pragmatica e legata agli investimenti privati: senza una normativa chiara e snella che faciliti la realizzazione di nuovi impianti, infatti, verrebbe meno ogni incentivo per i club. “Altrimenti che interesse avrebbe Cagliari a fare uno stadio da 30.000 e non da 25.000?”, si è chiesto retoricamente. L’auspicio è che il governo intervenga concretamente, prendendo atto dello “stato miserabile” in cui versano molti degli stadi italiani e creando le condizioni perché gli imprenditori possano contribuire alla loro rigenerazione.
Il percorso sportivo e le prospettive rossoblù
Oltre alle questioni di sistema, Giulini ha ovviamente parlato del Cagliari, del suo percorso sportivo e dei progetti tecnici in corso, elementi che – seppur non approfonditi nei dettagli nell’estratto disponibile – rappresentano il cuore pulsante dell’operato quotidiano della società. L’intervista ha quindi offerto uno sguardo a tutto tondo, da una prospettiva di chi guida un club di Serie A, su un calcio italiano che si trova a dover conciliare innovazione tecnologica e tradizione, esigenze di crescita infrastrutturale e lentezze burocratiche, senza mai dimenticare il lato umano che, come nel caso della tragedia fiorentina, irrompe nella narrazione sportiva.




