Il Lecce ci prova ma la Juve non perdona: Vlahovic decide dopo 12 secondi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Bastano dodici secondi, forse neppure il tempo di accomodarsi in poltrona, per decifrare l’intera sostanza di Lecce-Juventus, l’anticipo del sabato che vale la trentaseiesima giornata di una Serie A 2025-2026 ormai alle battute conclusive. Quella frazione di gioco, misurata con il cronometro e scolpita nella cronaca, regala a Dusan Vlahovic il suo ventesimo gol stagionale – un tap-in ravvicinato, nato da una disattenzione della retroguardia salentina – e alla Vecchia Signora tre punti pesanti come macigni nella corsa alla prossima Champions League. Perché il 0-1 finale, al Via del Mare, non è solo il frutto di un avvio lampo bensì il segnale di una maturità ritrovata; quella che, dopo il passo falso casalingo contro il Verona, serviva agli uomini di Thiago Motta per scrollarsi di dosso la pressione e allungare sulle inseguitrici. Il successo proietta momentaneamente i bianconeri al terzo posto, scavalcando il Milan, con un vantaggio di quattro lunghezze sulla Roma e di sei sul Como; entrambe, va detto, impegnate nei rispettivi recuperi domenicali.

L’errore di Tiago Gabriel e la notte perfetta di Kelly

La partita, però, non si esaurisce in quella folle ripartenza a centro campo che Cambiaso trasforma in un assist al bacio per il serbo; anzi, il Lecce di Eusebio Di Francesco reagisce con orgoglio, costruendo almeno un paio di occasioni nitide che la difesa juventina – schierata con un inedito Kelly al centro – respinge con una sicurezza quasi irritante per i padroni di casa. Il difensore, uno dei pochi a salvarsi senza riserve nel giudizio della critica, si rivela un muro: chiude gli spazi, anticipa i tempi e non concede la minima distrazione. All’opposto, Tiago Gabriel – il giovane centrale del Lecce – va letteralmente in tilt sull’azione del gol, bucando il passaggio di Cambiaso e lasciando Vlahovic solo davanti a Falcone. L’errore, per quanto grave, rimarrà l’unico di una gara altrimenti generosa da parte sua; ma nel calcio che conta, specialmente nella lotta per non retrocedere, certi lampi di ingenuità si pagano a caro prezzo. Il portiere Falcone, dal canto suo, pasticcia sì sul primo gol annullato per fuorigioco (poi revocato dal Var), ma si riscatta con interventi sicuri nelle sortite successive, tenendo in vita le speranze giallorosse fino al triplice fischio.

L’amarezza di Di Francesco e la minaccia Cremonese

«Ho fatto vedere due, forse tre volte ai miei i calci di inizio della Juventus – ha confessato Di Francesco a fine gara, con la voce roca e un pizzico di frustrazione – e poi subiamo quel gol dopo dodici secondi». L’allenatore salentino non nasconde l’amarezza, e a ragione: il suo Lecce tiene testa a una candidata alla Champions per oltre novanta minuti, colpisce un palo, costringe Szczesny a un paio di paracadute, ma alla fine esce a mani vuote. Un ko che diventa ancora più doloroso alla luce della classifica: la Cremonese, prossima avversaria del Pisa, può ora riportarsi a -1 dai pugliesi, infuocando ulteriormente la corsa salvezza. Nessun dramma, per carità, ma ci sono partite che pesano più di altre in termini psicologici, e questa per il Lecce rischia di lasciare il segno.

L’Inter vola a Roma e manda un messaggio in vista della finale di Coppa Italia

Nell’altro anticipo del sabato, i campioni d’Italia dell’Inter non sono stati da meno: passaggio a valanga in casa della Lazio, con un secco 0-3 firmato nel primo tempo da Lautaro (al 6’) e Sucic (al 39’), mentre nella ripresa Mkhitaryan al 76’ mette il sigillo sul risultato. La particolarità – che aggiunge un pizzico di suspense – è che le due squadre si ritroveranno tra pochi giorni proprio nello stesso stadio, l’Olimpico, per giocarsi la finale di Coppa Italia. Un poker di reti in due partite, insomma, che l’Inter incassa con la consapevolezza di aver già messo un’ipoteca psicologica sull’avversaria. Per la Lazio, invece, quella di sabato è stata una doccia fredda: sperava di vendicare la sconfitta dell’andata e invece ha dovuto inchinarsi a una corazzata che, ormai, viaggia su un altro pianeta.

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