Metalmeccanici, 200 euro di aumento da Unionmeccanica-Confapi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Siglata l'ipotesi di rinnovo per il contratto nazionale dei metalmeccanici delle piccole e medie imprese, un’intesa che riguarda da vicino circa 450mila lavoratori e che, come si legge nel testo dell’accordo depositato dalle parti sociali, ridisegna i minimi retributivi per l’intero quadriennio 2025-2028.

A certificare la svolta economica sono i sindacati Fiom, Fim e Uilm, che hanno trovato la quadra con Unionmeccanica-Confapi definendo un aumento complessivo di 200 euro lordi mensili riferiti al quinto livello, quello che tradizionalmente viene considerato come il riferimento medio per il comparto.

Si tratta, nel dettaglio, di una cifra che incorpora un meccanismo di recupero salariale pensato per superare la soglia inflattiva prevista dall’indice Ipca-Nei, la quale si attesta al 7,2% sull’arco dei quattro anni: l’incremento pattuito raggiunge infatti il 9,32%, garantendo così un guadagno effettivo di circa 45 euro al mese al di là della mera svalutazione monetaria.

Le tranches degli aumenti e il superamento dell’inflazione

La cifra pattuita non verrà erogata in un’unica soluzione, bensì distribuita con un calendario preciso che è già in parte scattato. La prima tranche, pari a 27,90 euro, risale infatti al giugno del 2025, mentre una seconda quota di 22,10 euro è stata corrisposta a partire dal successivo settembre. Lo schema, che prosegue con cadenza annuale, prevede poi un ulteriore scatto da 50 euro fissato per giugno 2026, seguito da un aumento di 45 euro nel 2027 e da un ultimo conguaglio di 55 euro che chiuderà il ciclo nel giugno del 2028.

Questo meccanismo a scaglioni, voluto per diluire l’impatto sul bilancio delle piccole imprese, porta a un importo economico complessivo lordo, dal primo giugno 2025 al termine della vigenza contrattuale, che ammonta a 5.370 euro per lavoratore.

La trattativa, come sottolineato dai rappresentanti della Fim Cisl Ferdinando Uliano e Massimiliano Nobis, consolida un percorso di adeguamenti retributivi iniziato già nel biennio precedente e conferma una clausola di garanzia: nel caso in cui l’inflazione reale dovesse rivelarsi più alta di quella programmata, scatteranno ulteriori meccanismi di salvaguardia per preservare il potere d’acquisto delle buste paga.

Le nuove tutele: welfare, precariato e sicurezza

Oltre agli aspetti puramente economici, l’ipotesi di accordo mette nero su bianco un rafforzamento significativo della cosiddetta “gamba normativa”, cioè l’insieme dei diritti che vanno oltre la retribuzione mensile. A partire dal 2028, il valore degli strumenti di welfare aziendale obbligatorio passa da 200 a 250 euro annui, un incremento che offre ai dipendenti maggiori margini per usufruire di servizi come la sanità integrativa, i buoni spesa o il sostegno all’istruzione dei figli.

Sul fronte della lotta al precariato, le nuove regole introducono un meccanismo stringente per i contratti a termine: viene fissata al 20% la quota di stabilizzazioni obbligatorie calcolata sui contratti scaduti nell’anno precedente, mentre per i lavoratori in staff leasing scatta il diritto all’assunzione diretta presso l’azienda utilizzatrice dopo quarantotto mesi di missione continuativa.

Non mancano interventi mirati sulla sicurezza e la conciliazione: sono state migliorate le tutele per i lavoratori con disabilità in caso di malattia, estese le coperture per i congedi parentali (con particolare attenzione alle malattie dei figli piccoli) e introdotte misure specifiche per prevenire e contrastare la violenza contro le donne negli ambienti di lavoro.

Permessi retribuiti e il voto decisivo dei lavoratori

Un’innovazione di rilievo riguarda la gestione dei carichi di lavoro e i cosiddetti "Par", ovvero i permessi annuali retribuiti. Dal primo gennaio 2027, per i dipendenti impiegati in sistemi di turnazione particolarmente intensi (quindici turni o più), sono state riconosciute quattro ore aggiuntive di permesso annuo; questo beneficio, inizialmente riservato alle aziende con almeno cinquanta dipendenti, verrà esteso a tutte le realtà a prescindere dalla loro dimensione a partire dal 2029.

La firma dell’intesa, avvenuta il quattro giugno ad opera dei segretari generali di categoria (tra cui Michele De Palma e Mirco Rota per la Fiom), rappresenta solo il primo passo di un iter che ora entra nel vivo: l’ipotesi di contratto verrà illustrata nei prossimi giorni durante le assemblee nei luoghi di lavoro e, come da prassi consolidata per i rinnovi del comparto metalmeccanico, sarà sottoposta al referendum vincolante dei lavoratori, il cui responso è atteso entro il ventitré luglio.

Solo il voto delle lavoratrici e dei lavoratori trasformerà questa ipotesi in un contratto collettivo nazionale pienamente operativo per le Pmi italiane.

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