Divani, le prime anteprime del Salone del Mobile 2026 segnano la fine dell’era minimal
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Ad aprile, mentre Milano si prepara a vestirsi di design, i principali marchi internazionali dell’arredamento svelano – per la prima volta nella storia recente della manifestazione – le collezioni che imposteranno lo stile domestico globale per il 2026. E se c’è una categoria, tra quelle in mostra, che racconta con maggiore nettezza un cambio di paradigma, questa è senza dubbio quella dei divani. Si vocifera, tra gli addetti e nei corridoi della fiera, di geometrie meno squadrate, di un abbandono quasi totale della palette neutra (grigi, tortora, beige) che aveva dominato l’ultimo decennio, e di sistemi modulari mai fissi, pensati per mutare forma e funzione giorno dopo giorno. L’aria che si respira, insomma, è quella di una ribellione alla rigidità minimalista, un ritorno (mediato dalla tecnologia dei tessuti) a forme più avvolgenti, quasi organiche.
Effetto Design week, a Milano +62% di prenotazioni online: hotel al completo e 316mila presenze
Le festività primaverili del 2026 confermano il buon momento del turismo italiano e, ancora una volta, Milano si distingue come la destinazione capace di trainare la domanda internazionale. A fare la differenza è soprattutto l’effetto della Design week: tra Salone del Mobile e Fuorisalone, l’evento continua a rappresentare uno dei motori più potenti in termini di attrattività turistica e impatto sull’industria dell’ospitalità. Ne sono prova i numeri diffusi dagli osservatori del settore: le prenotazioni online hanno registrato un incremento del 62% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una pressione tale da portare gli hotel del centro e della prima periferia al completo. Si contano circa 316mila presenze aggiuntive, un flusso che trasforma la città in un cantiere permanente di eventi, mostre e allestimenti effimeri, ma dall’impatto economico duraturo.
Grande Brera. Le installazioni fanno il pienone
Il distretto di Brera si è confermato anche quest’anno uno dei luoghi simbolo del Fuori Salone, con un risultato, a dir poco, straordinario: oltre 100.000 presenze in una sola settimana, quella del Salone del Mobile 2026. La Pinacoteca di Brera, di per sé già un polo di attrazione culturale permanente, ha registrato 12.361 biglietti staccati in sei giorni. E nel suo loggiato ben 44.750 visitatori hanno fatto pazientemente la fila per immergersi in *Serotonin – The Chemistry of Happiness*, l’opera immersiva firmata dall’artista Sara Ricciardi e sostenuta da American Express. Un numero, quest’ultimo, che da solo restituisce la fame di esperienze collettive e spettacolari che il pubblico – non solo addetto ai lavori – manifesta ormai da alcune edizioni a questa parte.
Il meglio e il peggio della Milano Design Week 2026: i top e i flop di questa edizione
Come da consuetudine, dopo aver vissuto e raccontato una nuova edizione della Design Week milanese – muovendosi tra i padiglioni della fiera e i crocevia del Fuorisalone, da Tortona a Brera, da Isola a Porta Venezia – si prova a tirare le somme. Tra ciò che ha entusiasmato, quest’anno spiccano senza dubbio la qualità crescente delle installazioni site-specific e la capacità di alcuni brand di dialogare con lo spazio urbano senza sopraffarlo; le criticità, però, non sono mancate. Alcune sono ricorrenti, come il sovraffollamento di certe aree in determinate fasce orarie, altre sono emerse con prepotenza: code chilometriche per accessi non regolati, una segnaletica spesso confusa (persino per chi mastica design da anni) e il solito, dannato fenomeno delle prenotazioni digitali che vanno esaurite in secondi, escludendo di fatto buona parte del pubblico occasionale. La riuscita complessiva della settimana resta comunque alta, ma restano sul tavolo questioni organizzative che le prossime edizioni farebbero bene ad affrontare con più coraggio.




