L'Italia pensa a una legge per vietare il pagamento dei riscatti ransomware
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Redazione Economia
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Mentre il costo globale del cybercrimine, secondo analisi di settore, è destinato a toccare la soglia dei 10,5 trilioni di dollari nel 2025, l'Italia si appresta a discutere un provvedimento legislativo che potrebbe introdurre un divieto formale di pagamento dei riscatti per le cosiddette infrastrutture critiche, le quali, se colpite, metterebbero in seria difficoltà i servizi essenziali per il paese. Questo tentativo di arginare un'epidemia che vede la nazione tristemente collocata al terzo posto mondiale per numero di attacchi subiti si concretizza in due proposte di legge bipartisan, la n. 2318 e la n. 2366, che mirano non solo a impedire il versamento di somme di denaro ai criminali informatici ma anche a potenziare i poteri di intelligence per prevenire le intrusioni.
Un fenomeno globale dai costi esponenziali
La portata del fenomeno ransomware, che continua a essere una delle minacce più severe nonostante gli anni di allerta, è ben illustrata da casi di cronaca che hanno scosso grandi gruppi industriali a livello internazionale. Si pensi, ad esempio, all'attacco che ha paralizzato i trenta impianti del gruppo Asahi, rischiando di far sparire la sua birra Super Dry dagli scaffali e costringendo il personale a un improvviso ritorno alla gestione cartacea degli ordini. In un lasso di tempo simile, la britannica Jaguar Land Rover ha dovuto impegnare i suoi tecnici giorno e notte per ripristinare le linee di assemblaggio, bloccate per oltre un mese da un'incursione hacker che ha causato danni operativi ingentissimi, dimostrando come nessun settore sia ormai al riparo.
Le stime allarmanti per il settore manifatturiero
Una ricerca condotta da Kaspersky in collaborazione con VDC Research ha svelato che, nei primi nove mesi del 2025, gli attacchi ransomware potrebbero causare all'industria manifatturiera globale perdite dirette, legate principalmente alla manodopera inattiva durante i periodi di fermo, che superano i 18 miliardi di dollari. Questa cifra, già di per sé astronomica, non riflette però l'impatto operativo e finanziario complessivo, che risulta di gran lunga superiore. I dati, elaborati incrociando la percentuale di aziende colpite e parametri come le ore medie di inattività e il numero di dipendenti, indicano nel Medio Oriente e in America Latina le regioni con il più alto numero di rilevamenti, sebbene il problema sia assolutamente trasversale.
La risposta legislativa e le sue implicazioni
In questo contesto di crescente allarme, il dibattito parlamentare italiano si concentra sulla necessità di togliere ai criminali il movente principale dei loro assalti, ovvero il guadagno economico, rendendo illegale per le entità più vitali cedere alle richieste di estorsione. L'approccio, che punta a colpire il modello di business stesso dei cybercriminali, si accompagna alla consapevolezza che le organizzazioni, specialmente le piccole e medie imprese e i settori più sensibili come quello sanitario, restano estremamente vulnerabili nonostante gli investimenti in sicurezza. La complessità degli attacchi, del resto, cresce a un ritmo che spesso supera quello dell'adeguamento delle difese, lasciando molte realtà esposte a conseguenze finanziarie e operative sempre più pesanti.




