Interrogatorio di Moussa Sangare sull'omicidio di Sharon Verzeni
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Redazione Interno
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Moussa Sangare, il trentenne che ha confessato l'omicidio di Sharon Verzeni, è stato nuovamente interrogato nel carcere di via Gleno a Bergamo. Durante l'interrogatorio, durato circa due ore, Sangare ha confermato la sua versione dei fatti, dichiarando di aver agito spinto dal desiderio di fare del male, ma non con l'intenzione di uccidere.
Valutazione psichiatrica
Gli inquirenti stanno considerando la possibilità di sottoporre Sangare a una valutazione psichiatrica per comprendere meglio le motivazioni dietro il suo gesto. La sorella di Sharon Verzeni ha rivelato che Sangare era stato denunciato tre volte per maltrattamenti familiari, ma le denunce non avevano portato a interventi risolutivi.
Confessione e motivazioni
Durante l'interrogatorio, Sangare ha ribadito di non avere un movente chiaro per l'omicidio e di non sapere perché abbia agito in quel modo. Ha anche ammesso di essersi esercitato su una statua prima di commettere il delitto. Il giudice per le indagini preliminari, Raffaella Mascarino, ha convalidato il fermo di Sangare.
Reazioni della famiglia
La sorella di Sharon Verzeni ha espresso il suo dolore e la sua frustrazione per la perdita della sorella, sottolineando che le denunce contro Sangare avrebbero potuto prevenire la tragedia. Ha raccontato di aver vissuto nella paura, temendo per la propria vita a causa della violenza del fratello.
Il caso di Moussa Sangare solleva importanti questioni sulla gestione delle denunce di maltrattamenti familiari e sulla necessità di interventi tempestivi per prevenire tragedie simili. La valutazione psichiatrica potrebbe fornire ulteriori elementi per comprendere le dinamiche che hanno portato all'omicidio di Sharon Verzeni.




