Lampedusa, una neonata muore di ipotermia poche ore dopo lo sbarco

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è stato neppure il tempo, per i sanitari del Poliambulatorio, di tentare una di quelle manovre disperate che a volte restituiscono un soffio di vita. La neonata, trasportata dalla motovedetta V1307 della Guardia di finanza insieme ad altre 55 persone, è spirata durante il tragitto che doveva condurla, assieme alla madre, verso il presidio sanitario dell’isola. L’allarme, nel porto di Lampedusa, si è concretizzato alle prime luci dell’alba di oggi: quando il mezzo navale delle Fiamme Gialle ha affiancato il molo Favarolo, i corpi dei naufraghi – provati da un mare gelido e da una traversata iniziata chissà dove – hanno rivelato l’estrema fragilità della più piccola del gruppo.

Il contingente di sopravvissuti, originario di paesi come Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Sierra Leone, contava al suo interno sette donne e sei minori. Proprio tra questi ultimi si trovava la piccola, che secondo le prime informazioni raccolte dagli investigatori avrebbe avuto soltanto poche settimane di vita. Quando la madre l’ha stretta a sé, sentendola fredda e immobile, il personale della finanziaria ha subito compreso la gravità della situazione; la richiesta di un trasferimento immediato, tuttavia, non è bastata a scongiurare ciò che i medici hanno dovuto poi constatare: il decesso per ipotermia.

L’inchiesta della procura e l’ispezione sulla salma

A dare una cornice giudiziaria a questa ennesima tragedia del mare è la Procura di Agrigento, che ha formalmente aperto un fascicolo per fare luce sulla sequenza esatta degli accadimenti. È stata disposta l’ispezione cadaverica sul della bimba, un atto dovuto per confermare con certezza l’ipotermia come causa scatenante del decesso, escludendo al contempo altre possibili concause legate alle precarie condizioni igienico-sanitarie del viaggio.

La madre, che stando a una prima ricognizione sembra essere originaria della Costa d’Avorio, verrà ascoltata nei prossimi giorni dagli inquirenti; l’obiettivo è quello di ricostruire i dettagli più intimi della fuga: da dove sono partiti esattamente, quando la bimba ha iniziato a manifestare i primi segni di sofferenza e se, durante la navigazione, ci sia stato un momento in cui si sarebbe potuto chiedere aiuto prima. Nel frattempo, la salma della neonata è stata trasferita alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, dove rimarrà a disposizione dell’autorità magistratuale.

La rotta dalla Tunisia e il racconto degli altri migranti

Ciò che si riesce a intravedere, al di là del silenzio della madre – attualmente assistita da psicologi all’interno dell’hotspot di contrada Imbriacola – è il quadro disperato della traversata. Gli altri migranti che condividevano la stessa sorte hanno riferito ai soccorritori di essere salpati dalla zona di Sfax-El Amra, in Tunisia, intorno alle due della notte tra venerdì e sabato. Lo scafo su cui hanno riposto le loro speranze era un piccolo barchino di metallo, lungo appena sette metri; un viaggio dell’orrore pagato profumatamente, con somme che oscillavano tra i 400 e i 600 euro a persona.

Erano partiti in trenta, quaranta, forse cinquanta? I numeri forniti dalla Guardia di finanza parlano di 55 anime salvate, ma la presenza di una salma a bordo – quella della piccola – restituisce l’amara sensazione di un salvataggio riuscito solo a metà. Mentre la madre cerca parole che non ha per descrivere l’indicibile, la procura continua ad analizzare i tabulati e i tempi di intervento delle motovedette, per capire se qualcosa, in quelle acque internazionali, poteva essere fatto diversamente.

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