Arresto di Puff Daddy, il MeToo della musica

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il 22 agosto è uscito al cinema il primo film da regista di Zoë Kravitz, "Blink Twice". La pellicola racconta di un miliardario che organizza festini a base di sesso e droga sulla sua isola privata, dove accadono cose terribili agli ospiti, soprattutto alle ragazze. La sceneggiatura è chiaramente ispirata al caso Jeffrey Epstein, il miliardario che aveva creato un sistema di prostituzione, anche con minorenni, sulla sua isola privata.

Nel frattempo, l'arresto di Sean "Diddy" Combs, noto anche come Puff Daddy, ha scosso l'industria musicale. Fino a un anno fa, Diddy era all'apice del successo, con un impero che includeva un canale TV, una linea di abbigliamento, un marchio di vodka e un profumo. La sua vita era caratterizzata da feste, droghe e opulenza, con un superyacht da 65 milioni di dollari, un jet privato e un patrimonio netto di 1 miliardo di dollari.

Le accuse contro Puff Daddy non sono nuove. Già nel 2016, un processo per abusi e violenze si era concluso con un patteggiamento a favore dell'ex fidanzata Cassie Ventura. Ora emergono ulteriori accuse di favoreggiamento alla prostituzione e traffico sessuale. Thalia Graves, assistita dall'avvocatessa Gloria Allred, ha dichiarato che Puff Daddy e la sua ex guardia del corpo l'hanno legata e stuprata, vendendo poi il filmato come pornografia. Durante una conferenza stampa a Los Angeles, Graves è scoppiata in lacrime parlando del dolore subito.

Il New York Times ha definito l'arresto di Puff Daddy come il #MeToo dell'industria musicale.

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