L'esodo da Gaza sotto la minaccia dei carri armati
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Redazione Esteri
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Mentre centinaia di carri armati israeliani si dispiegano ai confini della Striscia, pronti a sferrare un'offensiva terrestre su vasta scala, un fiume ininterrotto di civili palestinesi – si stima siano oltre duecentomila, secondo fonti militari – continua il suo esodo disperato dalle zone settentrionali di Gaza verso il Sud. Questo imponente movimento di popolazione, che procede lungo la strada costiera, è la diretta conseguenza dell’ultimatum lanciato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e dell’intensificarsi, nelle ultime settimane, dei bombardamenti aerei su Gaza City.
Le organizzazioni umanitarie, che monitorano una situazione sempre più critica, segnalano come migliaia di famiglie, sebbene terrorizzate dalla guerra, si trovino di fatto impossibilitate a fuggire a causa degli esorbitanti costi per i trasporti e per un alloggio sicuro. Altre, che hanno già subito ripetuti sfollamenti dall’inizio del conflitto, manifestano una comprensibile riluttanza a spostarsi nuovamente, nutrendo ormai la convinzione che nessuna zona dell’enclave possa essere considerata realmente al sicuro dalle operazioni militari.
Intanto, il bilancio delle vittime continua a salire in modo drammatico. Fonti mediche locali, citate da Al Jazeera, hanno riferito di almeno diciassette palestinesi uccisi in attacchi israeliani solo nella giornata di oggi; tra le vittime, purtroppo, figurano anche due gemelli di soli sei anni. A Gaza City, inoltre, un raid aereo ha colpito una tenda che dava riparo a diverse famiglie sfollate, causando la morte di almeno dieci persone.




