Casa Bianca, la Corte d'appello frena il progetto della sala da ballo voluta da Trump: "Serve l'ok del Congresso"
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Redazione Esteri
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La Corte d’appello federale degli Stati Uniti, con una decisione destinata a far discutere negli ambienti politici di Washington, ha confermato il blocco della maggior parte dei lavori per la realizzazione della nuova sala da ballo della Casa Bianca, un progetto fortemente voluto dal presidente Donald Trump.
L’efficacia del provvedimento, che rappresenta un serio ostacolo alle ambizioni del capo dello Stato in materia di ristrutturazione della residenza esecutiva, è stata tuttavia rinviata di due settimane, concedendo così all'amministrazione un margine di manovra per tentare di ribaltare la decisione. Questo periodo di tempo, infatti, consentirà ai legali della Casa Bianca di valutare attentamente la possibilità di presentare un ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti, l’ultima istanza giudiziaria che potrebbe potenzialmente salvare il progetto.
La reazione del presidente non si è fatta attendere, definendo la sentenza con un termine che lascia poco spazio a interpretazioni: "orrenda".
Il nodo della separazione dei poteri e il ruolo del Congresso
La decisione della Corte d'appello degli Stati Uniti per il circuito del Distretto di Columbia si basa su un principio giuridico fondamentale che affonda le radici nella separazione dei poteri sancita dalla Costituzione americana; il tribunale, confermando la sentenza emessa ad aprile da un giudice federale di grado inferiore, ha stabilito che interventi edilizi di tale portata, come la costruzione di un mega salone delle feste dal costo stimato di 400 milioni di dollari, non possono essere avviati senza il consenso esplicito del Congresso.
In pratica, i giudici hanno accolto le argomentazioni di chi sostiene che l’amministrazione Trump avrebbe oltrepassato i limiti delle proprie prerogative, procedendo con un progetto che richiede invece un’autorizzazione legislativa formale.
La Corte d'appello aveva inizialmente concesso il via libera ai lavori in via temporanea, mentre esaminava nel dettaglio il caso, ma ha poi cambiato rotta, allineandosi con la posizione del tribunale di grado inferiore e sottolineando che un intervento così massiccio sulla struttura storica della Casa Bianca non può prescindere dall'approvazione di entrambi i rami del Parlamento.
L'inghippo giudiziario che blocca il cantiere da 400 milioni
Secondo quanto riportato dal Washington Post, che per primo ha dato notizia del provvedimento, il tribunale ha dunque ordinato a Donald Trump di sospendere immediatamente la costruzione del nuovo salone delle feste, destinato a diventare uno degli ambienti più prestigiosi della residenza presidenziale.
L’entità della spesa, pari a 400 milioni di dollari, ha reso il progetto particolarmente controverso, attirando le critiche non solo degli oppositori politici ma anche di coloro che, all'interno dello stesso establishment repubblicano, ritengono necessario un maggiore controllo parlamentare sulle spese relative alla manutenzione e al restauro della Casa Bianca.
La sospensione dei lavori, sebbene temporanea in attesa di un possibile intervento della Corte Suprema, rappresenta un duro colpo per l’amministrazione, che aveva già avviato le procedure per la realizzazione della sala da ballo, considerata un fiore all'occhiello del programma di rinnovamento voluto dalla first lady.
Le mosse della Casa Bianca e lo scenario del ricorso alla Corte Suprema
La finestra di due settimane concessa dalla Corte d’appello rappresenta ora il fulcro della strategia legale dell'esecutivo; la Casa Bianca si trova infatti a dover decidere se impugnare la decisione dinanzi alla Corte Suprema, dove i giudici conservatori detengono una maggioranza significativa, oppure se rassegnarsi a fermare definitivamente i cantieri in attesa che il Congresso si pronunci sulla questione.
La sentenza, che definisce "orrenda" secondo le parole del presidente, pone un precedente importante per quanto concerne i limiti del potere esecutivo in materia di gestione delle proprietà federali. Fino a quando il Congresso non autorizzerà formalmente il progetto, con un atto legislativo che potrebbe richiedere tempi lunghi e che è comunque soggetto a eventuali veti, la costruzione della sala da ballo resterà in stand-by, alimentando un braccio di ferro tra i poteri dello Stato che avrà sicuramente ripercussioni sul clima politico interno alla capitale.
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