Arezzo, la procura indaga per omicidio colposo sulla morte del bimbo all'asilo
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Redazione Interno
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Un laccio di una felpa, un ramo e pochi, fatali istanti di solitudine nel giardino di un asilo nido. È questo, secondo le prime e drammatiche ricostruzioni, l’intreccio di circostanze che ha portato alla morte per soffocamento di Leonardo Ricci, il bambino di due anni la cui vita è stata spezzata durante un’attività ricreativa all’interno del nido ‘Ambarabà Ciccì Cocò’, situato nella frazione di Soci, nel comune di Bibbiena. Il fatto, la cui gravità ha gettato nell’orrore l’intera zona del Casentino, è ora al centro di un’indagine della Procura di Arezzo, la quale ha formalmente aperto un fascicolo per il reato di omicidio colposo, coordinato dalla procuratrice Angela Masiello e dalla procuratrice capo Gianfederica Dito.
Le ipotesi dell’inchiesta
L’inchiesta, che al momento procede senza che siano stati iscritti nominativi nel registro degli indagati, si propone di accertare l’eventuale sussistenza di profili di responsabilità penale, riconducibili a quelle che il codice individua come omissioni, negligenze, imperizie o imprudenze. Gli accertamenti dei carabinieri, che hanno già proceduto a sigillare l’area esterna della struttura e a una nuova ispezione, sono volti a chiarire ogni dettaglio della dinamica, compreso il livello di sorveglianza esercitato dal personale, maestre ed educatrici, in quel momento cruciale. La cooperativa che gestisce il servizio, da parte sua, ha rilasciato una nota nella quale esprime sgomento, affermando di non avere “parole che possano lenire un dolore così grande”.
Il cordoglio e i luoghi della tragedia
Davanti al cancello dell’asilo, nel silenzio che ora avvolge un luogo concepito per le voci dei più piccoli, si è andata accumulando una commovente collezione di oggetti affettivi: peluche, fiori e messaggi di cordoglio, che qualcuno ha posato con delicatezza, creando un improvvisato santuario laico in memoria di Leo. Quella giacca, il cui laccio si è fatalmente aggrovigliato a un ramo, è diventata il simbolo di una tragedia che appare tanto più inaccettabile per la sua assurdità, per il suo essere scaturita da un banale dettaglio di un capo d’abbigliamento, indossato da tantissimi bambini durante le attività all’aperto.
La ricostruzione dei fatti
Mentre la macchina investigativa prosegue il suo lavoro per definire con precisione la catena degli eventi, la versione più accreditata resta quella che vede il piccolo, nel corso di un normale momento di gioco insieme ai suoi compagni, rimanere intrappolato a causa del cordino del cappuccio. La rapidità con cui un simile incidente può consumarsi, senza che nessuno se ne accorga in tempo per intervenire, costituisce uno degli aspetti più angoscianti dell’intera vicenda, un elemento che le indagini dovranno necessariamente valutare per stabilire se e in che misura vi sia stato un nesso di causalità tra la mancata osservazione e l’epilogo letale.




