Il ritorno del Re Leone: Batistuta a Trigoria dopo ventitré anni riabbraccia Ranieri e la sua Roma

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una giornata fredda di febbraio, quella di ieri, venerdì tredici, che per il centro sportivo Fulvio Bernardini di Trigoria si è improvvisamente illuminata di ricordi e di un'affetto che il tempo, si sa, non scalfisce. A varcare il cancello, dopo averlo lasciato per l'ultima volta nel gennaio del 2003 con destinazione Milano e la maglia dell'Inter, è stato Gabriel Omar Batistuta, il Re Leone. Un ritorno atteso ventitré anni, un lasso di tempo in cui molte cose sono cambiate, a partire dalla stessa struttura, come lo stesso argentino non ha mancato di notare, dichiarandosi colpito dalla sua bellezza odierna rispetto a quando ne era un abituale frequentatore. Ad accoglierlo, un parterre di vecchie conoscenze e volti attuali: Claudio Ranieri, con cui condivise non solo l'avventura capitolina ma anche, e forse soprattutto, quella fiorentina, e l'inseparabile Vincent Candela, compagno di quella cavalcata tricolore del 2001, erano lì per primi. Poi il saluto al direttore sportivo Frederic Massara e a mister Gian Piero Gasperini, che oggi siede sulla panchina giallorossa, e quindi l'incontro con i calciatori, un gesto che sa di benvenuto e di passaggio di testimone ideale tra chi quella storia l'ha scritta e chi oggi prova a emularne le gesta.

Dalla doppietta a San Siro con la Fiorentina al trionfo contro i viola in Supercoppa: il filo rosso di una carriera

L'incontro con Ranieri, in particolare, ha riacceso la memoria su un episodio che appartiene più alla storia viola che a quella romanista, ma che dimostra quanto sia profondo il legame tra i due. Batistuta ha ricordato con piacere la Supercoppa Italiana vinta insieme nel 1996, quando lui era il bomber della Fiorentina e Ranieri il suo tecnico: una doppietta a San Siro contro il Milan, e quel trofeo alzato al cielo, immortalato dalla celebre dedica “Irina, te amo” gridata in telecamera. Un destino curioso, quasi una beffa del calendario, volle che cinque anni dopo, nel 2001, Batistuta sollevasse lo stesso trofeo, ma con la maglia della Roma, e ironia della sorte, proprio contro la sua Fiorentina. Una finale, quella, che lui stesso ha definito senza appello, vinta 3-0 dai giallorossi con una squadra, a suo dire, semplicemente superiore. Questi ricordi, riemersi con la naturalezza di chi ha vissuto quelle battaglie, hanno fatto da cornice a una visita che, per l'ex numero diciotto, è stata un tuffo a capofitto in un passato glorioso, fatto di spogliatoi e di compagni diventati leggenda.

“Qui ho vinto lo scudetto”: l'orgoglio di un campione e lo sguardo sulla Roma di oggi

Batistuta, va detto, non è stato solo un comprimario in quella Roma: con i suoi venti gol in campionato e i settantacinque punti totali della squadra, ha inciso il proprio nome nell'albo d'oro del club, regalando ai tifosi un tricolore che mancava da troppi anni. Dell'epoca d'oro ha voluto citare uno a uno i compagni, quel gruppo “fortissimo” che comprendeva Francesco Totti, Cafu, Samuel, Emerson, Vincenzo Montella e ancora Delvecchio e lo stesso Candela, una squadra che rimase in testa praticamente dall'inizio alla fine. E a chi gli chiedeva quale fosse stato il momento cruciale di quella cavalcata, ha indicato senza esitazione la doppietta segnata al Parma nell'ultima giornata del girone di andata, una vittoria in rimonta che fece capire al gruppo che lo scudetto era davvero possibile. Oggi, a distanza di anni, il suo sguardo si posa su una Roma diversa, una squadra che gioca un buon calcio e alla quale Gasperini, parola di Batistuta, ha impresso una chiara mentalità offensiva. Un complimento non banale, che lascia intendere come l'argentino segua ancora le vicende del club.

La promessa di un ritorno all'Olimpico per il derby di maggio

La visita, come prevedibile, è stata anche l'occasione per scambiare due chiacchiere con i vecchi amici e per posare per una galleria di foto destinate a fare il giro del web, immortalando il momento in cui l'ex bomber ha ricevuto una maglia con il suo amato numero 18, quello del primo anno a Roma, quello che per lui significa scudetto. Prima di andare via, però, Batistuta ha lanciato un messaggio che sa di promessa per i tifosi romanisti, quelli che lui ha sempre definito “affettuosi” nei suoi confronti. Ha annunciato che tornerà nella capitale a maggio, auspicando di essere in tempo per il derby di ritorno contro la Lazio. Una notizia che farà certamente piacere a chi ancora lo ricorda esultare sotto la Curva Sud, e che trasformerà quella stracittadina in un evento nell'evento, con il Re Leone sugli spalti a guardare, questa volta da spettatore, una squadra che spera di regalargli altre gioie.

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