Tyson Fury batte Makhmudov ai punti e lancia la sfida a Joshua nel post gara

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Dopo sedici mesi di silenzio, di quel silenzio rotto solo dalle voci di un ritiro che sembrava definitivo, Tyson Fury ha rimesso i guantoni. E lo ha fatto a modo suo, come ci aveva abituato in passato, senza cerche patinate o passerelle patetiche ma con la sostanza di chi il ring lo conosce meglio delle sue stesse ossessioni. Sul prestigioso ring del Tottenham Hotspur Stadium di Londra, gremito da sessantamila anime accorse per assistere al suo ritorno, "The Gypsy King" ha incassato una vittoria netta – ai punti e all’unanimità – contro il russo Arslanbek Makhmudov, un avversario che sulla carta, forse, avrebbe dovuto metterlo in difficoltà con la sua potenza bruta. I giudici, a corroborare il verdetto, hanno parlato chiaro: due cartellini da 120-108 e uno da 119-109, un margine che lascia poco spazio a interpretazioni o recriminazioni.

Un rientro costruito a suon di jab e pazienza

La prestazione di Fury, lungi dall’essere quella scintillante delle serate migliori, è stata un capolavoro di pragmatica applicazione. Serve ricordare il contesto, vale a dire la sconfitta subita contro l’ucraino Oleksandr Usyk nel maggio del 2024, una batosta che gli era costata le cinture WBA, WBC e WBO; e la successiva rivincita del dicembre seguente, persa nuovamente, che aveva spinto il britannico a lasciare temporaneamente la scena. In questo frangente, contro Makhmudov, Fury ha utilizzato le prime riprese per scrostarsi la ruggine dalle spalle – la prima è servita proprio a questo – per poi prendere gradualmente il controllo dell'incontro. Il suo inconfondibile jab sinistro, una lama che tiene a distanza gli avversari, ha cucito una ripresa dopo l’altra, mentre Makhmudov, annunciato come pericolosissimo sul piano della potenza, si rivelava ben presto un bersaglio fin troppo prevedibile, aggressivo ma privo di varianti, e tecnicamente inferiore. Il russo, va detto, ha rischiato di andare al tappeto nelle ultime quattro frazioni, reggendosi in piedi solo grazie a una straordinaria (e forse inaspettata) resistenza fisica.

La scintilla accesa a bordo ring: la sfida a Joshua

Tuttavia, ciò che trasformerà questa serata da semplice nota di cronaca sportiva a potenziale spartiacque per la boxe pesante non è accaduto tra le dodici corde, bensì subito dopo il suono della campanella. Con il sudore ancora sulla fronte, Fury ha afferrato il microfono e ha puntato lo sguardo verso la prima fila, dove sedeva placido Anthony Joshua. "Voglio te, AJ. Diamo ai fan quello che vogliono", ha tuonato il "Re Zingaro", lanciando ufficialmente il guanto di sfida per quella che tutti chiamano la "battaglia d'Inghilterra". La replica di Joshua non si è fatta attendere e ha acceso ulteriormente gli animi, alimentando quella rivalità latente che cova da anni: "Tyson, ti ho preso a pugni da ragazzo e lo farò di nuovo. Non sono affari tuoi dirmi cosa fare. Io ti inseguo da dieci anni: quando sarai pronto, vieni tu da me", ha ribattuto l'ex campione, rivendicando il proprio ruolo di "padrone" e lasciando intendere che i tempi li detterà lui.

Un affare da centinaia di milioni o l’ennesima fiammata?

Se ne parla da un decennio, ormai. Da quando entrambi erano al culmine della potenza fisica, attraverso incontri saltati, negoziati naufragati su dettagli contrattuali e divergenze economiche. E adesso, con entrambi che hanno superato la soglia dei trentacinque anni, sembra profilarsi all'orizzonte la finestra di opportunità più concreta mai vista. Fury, conscio del proprio potere mediatico, ha giocato d'anticipo: "Se Joshua non sarà il prossimo, allora la boxe non mi interessa. O è lui, o mi ritiro di nuovo", ha ribadito in conferenza stampa. Dall'altra parte, Joshua – reduce da un grave incidente automobilistico in Nigeria che lo ha segnato profondamente – non ha chiuso la porta ma ha posto paletti netti, rifiutando di salire sul ring nell'immediato post-gara e rivendicando il diritto di scegliere tempi e modalità. La posta in palio è immensa, sia in termini economici (si vocifera di cifre da capogiro per i diritti televisivi) sia in termini di eredità sportiva per entrambi. Il primo a cedere, o a formalizzare l'accordo, scriverà la pagina più attesa della storia pugilistica inglese moderna, a patto che questa volta le parole lascino finalmente spazio ai fatti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.