Massimo Troisi, settantatré anni di un genio gentile tra Napoli, Lucera e un docufilm su Rai 5
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il diciannove febbraio duemilaventisei, data in cui Massimo Troisi avrebbe tagliato il traguardo dei settantatré anni, si consuma un paradosso solo apparente: l’assenza fisica dell’attore e regista di San Giorgio a Cremano non produce alcun vuoto, ingenera semmai una moltiplicazione di presenze. La sua cifra artistica, fatta di pause lunghe un’eternità e di sguardi che pesavano più di mille battute, torna a occupare la scena in un itinerario che attraversa la Penisola, da Napoli alla Puglia, per approdare infine sul piccolo schermo. Un movimento che non ha nulla di commemorativo, nel senso deteriore del termine, e che piuttosto restituisce l’idea di una vitalità sotterranea, capace di riemergere ogni volta che si fa appello a un modo autentico e non urlato di stare al mondo.
Il racconto familiare nel cuore di Napoli
Il capoluogo partenopeo, come è naturale che sia, si fa carico del momento più intimo e raccolto. Nel pomeriggio di giovedì, alle diciassette, la sede di cinquantapiù Napoli sita in via Miguel de Cervantes ospiterà un incontro dal Titolo inequivocabile, “Buon compleanno, Massimo!”, inserito nella terza edizione della rassegna “Il Valore dell’Esperienza”. Ospite d’onore della serata sarà Rosaria Troisi, sorella dell’artista, e il suo intervento si annuncia come un viaggio in quelle pieghe dell’esistenza che i riflettori solitamente lasciano in ombra: il Massimo uomo, fratello, figlio di quel territorio. Rosaria presenterà il suo libro “Caro Massimo, ti scrivo perché...”, e attraverso la sua voce riaffioreranno i silenzi di casa, l’ironia domestica, quella quotidianità semplice che faceva da contrappunto alla celebrità. Nel corso dell’evento, introdotto dall’avvocato Flavia Chiarolanza e coordinato dal giornalista Michelangelo Iossa, verrà consegnato a Rosaria Troisi il Premio “Il Valore dell’Esperienza”, un’opera pensata dall’artista Maria Rosaria Petrungaro per suggellare il legame tra memoria e atto creativo -1.
Il docufilm di Spagnoli e il racconto corale
Parallelamente, la narrazione si sposta sul piano nazionale e assume le vesti del documentario. Rai 5, alle ventuno e venti, manderà in onda “Buon compleanno Massimo”, pellicola diretta da Marco Spagnoli che prova a ricomporre il mosaico di una carriera folgorante e troppo breve. Il cuore, organo che per Troisi fu un compagno di viaggio ingombrante e simbolico, diventa il filo conduttore di un racconto che non si limita alla filmografia; si scava nella sua capacità di osservare le ingiustizie del mondo senza perdere quella leggerezza che era il suo marchio di fabbrica. A fare da guida in questo itinerario è lo scrittore Maurizio De Giovanni, affiancato da un coro di voci che comprende Renzo Arbore, Nino D’Angelo, Francesca Neri, Enzo De Caro, Jerry Calà, Eugenio Bennato, Ferzan Özpetek, Fabio Fazio, Roberto Vecchioni e, a testimoniare l’attraversamento generazionale del suo mito, il comico Frank Matano. Tra loro, chi ne ha condiviso il set e chi ne ha semplicemente respirato l’eredità, contribuisce a restituire l’immagine di un autore capace di fare del dialetto un idioma universale -2.
Il set lucerino de “Le vie del Signore sono finite”
C’è poi un terzo polo geografico in questo compleanno diffuso, ed è rappresentato da Lucera, in provincia di Foggia. Qui, alle diciannove, il Circolo Unione aprirà le porte per ricordare un legame speciale e concreto: quello con il film “Le vie del Signore sono finite”, girato nel millenovecentottantasette. I vicoli e le piazze del centro storico, con la loro austera bellezza, fecero da scenografia naturale a una pellicola che valse a Troisi un Nastro d’Argento per la sceneggiatura. La scelta di Lucera non fu casuale: piazza Duomo, in particolare, colpì il regista per quella sua solennità che ben si adattava all’ambientazione anni Venti della storia. Le riprese, con le loro trecento comparse e le notti trascorse a girare scene diventate memorabili come quella della finta processione per il miracolo, impressero la città nella pellicola e, per converso, impressero Troisi nella memoria collettiva dei lucerini, che ancora oggi custodiscono aneddoti e fotografie di quei giorni -3.
Tre appuntamenti, tre modi di declinare il ricordo: quello intimo della sorella che svela l’uomo dietro l’artista, quello analitico del documentario che ne scandaglia il metodo e la poesia, e quello popolare della città che ritorna set per una sera, a riprova che il cinema di Troisi non è mai davvero finito nelle teche, ma continua a respirare nelle piazze e nei racconti di chi lo incrociò.




