Eredità Agnelli, la Cassazione dice no a Elkann: resta l’imputazione coatta
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La Corte di Cassazione ha chiuso ogni spiraglio per John Elkann, respingendo il ricorso presentato dalla sua difesa contro la cosiddetta “imputazione coatta” nell’ambito del procedimento sulla residenza fiscale di Marella Caracciolo, vedova dell’Avvocato Gianni Agnelli. Una decisione che arriva dopo che il gip di Torino, Antonio Borretta, lo scorso dicembre aveva forzato la mano ai pubblici ministeri, ordinando loro di formulare l’accusa per il presidente di Stellantis, nonostante la Procura avesse chiesto l’archiviazione anche per la sua posizione.
La Suprema Corte, con la pronuncia dello scorso marzo, ha dunque dichiarato inammissibile il tentativo della difesa di ribaltare quella ordinanza, confermando di fatto la strada verso un possibile processo.
Le posizioni di Lapo e Ginevra chiuse con l’archiviazione
Una dinamica del tutto opposta ha riguardato invece i due fratelli di John, Lapo e Ginevra Elkann, e il notaio svizzero Urs Robert Von Gruenigen, le cui posizioni sono state definitivamente archiviate con la formula del “difetto dell’elemento psicologico”.
A conferma di ciò, nelle motivazioni della sentenza della Cassazione che ha respinto il ricorso di John Elkann, si legge che per Lapo e Ginevra si sarebbe trattato di una posizione del tutto marginale rispetto alla “massiccia serie di condotte fraudolente” contestate al fratello maggiore, e che il notaio Von Gruenigen sarebbe stato in realtà “strumentalizzato” nella vicenda, senza alcuna consapevolezza del disegno criminoso.
Un esito, questo, che era già stato sollecitato dalla Procura di Torino, guidata dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio e dai sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti, i quali avevano richiesto l’archiviazione lo scorso settembre per i tre indagati.
L’inchiesta e la presunta residenza fittizia in Svizzera
Il cuore dell’intera inchiesta, che ha scosso gli equilibri della dinastia Agnelli, ruota attorno alla presunta fittizia residenza fiscale in Svizzera di Marella Caracciolo, deceduta nel febbraio 2019.
Secondo l’ipotesi accusatoria, la vedova dell’Avvocato avrebbe mantenuto in realtà il centro dei propri interessi vitali in Italia, e la residenza elvetica sarebbe stata utilizzata come un artificio per sottrarre il patrimonio all’erario italiano e per disciplinare la successione secondo leggi diverse da quelle italiane, con l’obiettivo di escludere la figlia Margherita Agnelli dall’eredità a favore dei nipoti Elkann.
Un patrimonio, secondo i calcoli della Procura, che si aggirerebbe intorno al miliardo di euro, con redditi non dichiarati per circa 248 milioni. La battaglia giudiziaria, quindi, non si gioca solo sul piano penale, ma si intreccia in modo indissolubile con le cause civili intentate dalla stessa Margherita Agnelli per far valere i propri diritti successori.
Il procedimento prosegue per John Elkann: udienza a settembre
Con l’archiviazione per Lapo, Ginevra e Von Gruenigen, il procedimento penale resta quindi aperto e concentrato unicamente sulla figura di John Elkann, insieme al commercialista di famiglia Gianluca Ferrero. Per Elkann, la situazione è complicata dal fatto che, sebbene abbia già definito la propria posizione con l’Agenzia delle Entrate versando circa 183 milioni di euro a titolo di imposte, interessi e sanzioni, il versamento non ha estinto le conseguenze penali, che restano un capitolo a parte.
Il prossimo appuntamento è fissato per l’11 settembre, quando si terrà l’udienza preliminare davanti al gup di Torino, già rinviata dal 22 giugno per permettere al giudice di valutare la richiesta di costituzione di parte civile della madre Margherita Agnelli.




