Influenza, a Bergamo il pronto soccorso sotto assedio: accessi e ricoveri schizzati in alto

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’ondata influenzale, che ha anticipato di settimane il suo consueto picco stagionale, ha serrato le sue morse sul sistema sanitario, trovando in provincia di Bergamo uno dei suoi teatri più critici. Nei giorni a cavallo tra le festività di fine anno, il pronto soccorso dell’ospedale Papa Giovanni XXIII ha registrato un incremento del 20% negli accessi, un dato che, se di per sé già allarmante, diventa emblematico della pressione in atto se affiancato alla parallela crescita delle ospedalizzazioni, salite anch’esse di un significativo 20-25%. A tracciare questo quadro è il dottor Roberto Cosentini, direttore del Centro di Emergenza Alta Specializzazione del nosocomio bergamasco, il quale descrive una situazione in cui il virus, particolarmente aggressivo e diffuso, ha colpito con sintomi severi – febbre alta, disturbi respiratori, dolori articolari – costringendo un numero elevato di persone a cercare cure urgenti.

Il contesto nazionale e l’emergenza in Sicilia

Quella di Bergamo non costituisce, tuttavia, un’eccezione isolata ma si inserisce in un panorama nazionale caratterizzato da un’intensa circolazione virale, dove i tamponi positivi superano in molte aree la soglia del 60%. In Sicilia, regione che secondo gli ultimi bollettini si colloca al secondo posto in Italia per incidenza dei casi, con 19 persone su mille colpite, la risposta delle istituzioni ha dovuto farsi strutturale. Per far fronte a quello che è stato definito un vero e proprio “assalto” ai dipartimenti d’emergenza, la Regione ha attivato una serie di misure straordinarie: sono state dispiegate task force di infermieri per potenziare i triage, allestiti ambulatori dedicati esclusivamente ai pazienti con sintomi da virus respiratori e creati sedici nuovi posti letto tra le province di Gela e Caltanissetta, allo scopo di assorbire l’ondata di ricoveri.

Le cause di una "tempesta perfetta"

La rapidità con cui l’epidemia ha raggiunto il suo apice, tanto da far parlare gli addetti ai lavori di una “tempesta perfetta”, è stata amplificata da una concomitanza di fattori. Gli esperti, infatti, indicano tra le concause principali una bassa adesione alla campagna vaccinale, elemento che ha lasciato una fetta più ampia della popolazione esposta al contagio e alle sue complicanze. Questo aspetto, unito alla particolare aggressività dei ceppi virali in circolazione, ha finito per gravare sull’intera rete dell’assistenza territoriale, mettendo in seria difficoltà non solo i pronto soccorso ospedalieri ma anche i medici di medicina generale e i servizi di guardia medica, spesso sovraccaricati di richieste.

La risposta del sistema e l’impatto sui ricoveri

L’aumento dei posti letto deliberato in Sicilia rappresenta una risposta concreta a una necessità divenuta improrogabile, dimostrando come la fase acuta dell’emergenza richieda interventi che vadano oltre la gestione ordinaria del flusso in entrata. A Bergamo, l’incremento percentuale quasi identico tra accessi e ricoveri segnala, d’altra parte, una gravità clinica diffusa tra i pazienti che si presentano in ospedale, i quali necessitano di una stabilizzazione che non può avvenire in regime ambulatoriale. La capacità del sistema di reggere un simile urto, sebbene messa a dura prova, è stata finora garantita attraverso una riorganizzazione interna delle risorse e un potenziamento mirato dei reparti più sollecitati.

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