Il Pisa di Hiljemark contro il Milan: “Anche loro hanno dei problemi, noi pronti a sfruttarli”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sarà un Friday night da protagonista per Oscar Hiljemark, il trentatreenne tecnico svedese che domani sera siederà per la prima volta sulla panchina del Pisa tra le mura amiche dell'Arena Garibaldi. Dopo l'esordio con un sofferto e opaco zero a zero sul campo del Verona, match in cui i suoi hanno disputato un primo tempo di sofferenza per poi crescere nella ripresa, la squadra nerazzurra si trova ora ad affrontare un banco di prova che ha il sapore e il peso specifico di una finale, parola, quest'ultima, usata senza troppi giri di parole dallo stesso allenatore scandinavo. La posta in gioco, per una formazione inchiodata al penultimo posto in classifica con appena quattordici punti, è la disperata ricerca di una vittoria che manca da ventiquattro turni, fatta eccezione per un solo successo, e che permetterebbe di accorciare le distanze dalla zona salvezza. L'avversario, il Milan di Massimiliano Allegri, viaggia con ben cinquanta punti all'attivo ed è reduce da una striscia positiva che lo rende, sulla carta, una corazzata difficilmente arginabile, ma Hiljemark, forte di un passato da calciatore in Serie A con le maglie di Palermo e Genoa, non sembra intenzionato a issare bandiera bianca prima del fischio d'inizio. Il suo messaggio alla squadra, filtrato dalle dichiarazioni rilasciate ai canali ufficiali del club e riprese dalla stampa sportiva, è chiaro e martella su un concetto imprescindibile per chi deve fare risultato contro i grandi nomi del campionato: l'unità di intenti e la perfetta simbiosi tra le due fasi di gioco.

La strategia del neo tecnico: organizzazione e spirito di gruppo per impensierire i rossoneri

Il tecnico svedese, che ha raccolto l'eredità lasciata da Alberto Gilardino dopo l'esonero, sa bene che il divario tecnico con la squadra ospite è evidente e incolmabile sulla carta, ma è altrettanto convinto che il calcio offra sempre scenari imprevedibili quando si scende in campo con la giusta mentalità. Nella settimana che ha preceduto l'incontro, Hiljemark ha lavorato con i suoi ragazzi su alcuni principi di gioco specifici, mirati a colpire i punti deboli di una squadra, quella rossonera, che lui stesso ha definito "fortissima e ricca di qualità offensiva" ma non per questo priva di crepe. La sua analisi, condotta visionando un numero cospicuo di filmati e partite del Milan, lo ha portato a identificare quelle che ha definito, con una certa franchezza, "falle" o "problemi" nell'armatura avversaria. È su quelle crepe, e sulla spinta del fattore campo, che il Pisa dovrà provare a inserire il dito. "Voglio vedere una squadra che sappia interpretare al meglio entrambe le fasi", ha spiegato Hiljemark, sottolineando come la chiave per rendere la vita difficile ai campioni d'Italia in carica risieda nella collettività, nel fare gruppo e nel diventare un'entità unica con il proprio pubblico. L'obiettivo dichiarato, al di là delle dichiarazioni di rito, non è solo quello di limitare i danni, ma di giocarsela a viso aperto, sfruttando ogni palla inattiva e ogni ripartenza per far male a una difesa che, pure, ha mostrato segnali di miglioramento nelle ultime uscite.

L'ammirazione per Allegri e la consapevolezza della propria missione

Nel corso della conferenza stampa di presentazione della partita, il giovane allenatore non ha lesinato elogi al collega avversario, Massimiliano Allegri, descritto come un tecnico di caratura superiore dal quale c'è sempre qualcosa da imparare. Questo riconoscimento della superiorità dell'avversario, tuttavia, non si è mai trasformato in atteggiamento remissivo. Hiljemark ha piuttosto incanalato la sua ammirazione in una maggiore determinazione, consapevole che per lui e per il suo staff questa partita rappresenta un'occasione unica per dimostrare il proprio valore in una vetrina importante. "Io vivo per il calcio e per questo lavoro", ha affermato con la serietà di chi, dopo un infortunio che ne ha prematuramente interrotto la carriera da calciatore a soli ventotto anni, ha scelto di rimettersi in gioco in tuta, partendo dalla panchina. La scelta di trasferirsi con tutta la famiglia a Pisa è stata presentata come una decisione ponderata, finalizzata a fare bene per il club e per una città che lo ha accolto con calore. Il suo approccio, pragmatico e privo di trionfalismi, si riverbera anche nella gestione del gruppo: dopo soli tre giorni di lavoro insieme alla vigilia del match di Verona, il tecnico aveva già chiesto ai suoi una solida fase difensiva, un aspetto che, seppur con qualche patema, è stato rispettato.

Il Milan come banco di prova per una salvezza da conquistare

La sfida di domani sera, valida per la venticinquesima giornata di Serie A, non rappresenta quindi solo l'occasione per Hiljemark di assaporare l'emozione del debutto casalingo, ma costituisce un crocevia fondamentale per le speranze di salvezza del Pisa. Pur non essendoci un domani immediato in termini di calendario, l'atteggiamento che la squadra mostrerà contro una delle candidate allo scudetto potrà fornire indicazioni preziose sul carattere e sulla tenuta mentale del gruppo. Lo stesso Hiljemark ha parlato di questa partita come della "prima di una lunga serie di 14 finali", un modo per focalizzare l'attenzione sull'importanza di ogni singolo punto in palio da qui al termine della stagione. E se è vero che il Milan arriva all'Arena Garibaldi forte di un'imbattibilità storica contro i nerazzurri in Serie A, è altrettanto vero che il calcio insegna come tutte le statistiche siano fatte per essere infrante. La squadra toscana, dal canto suo, cercherà di dare continuità al piccolo passo in avanti compiuto in termini di solidità difensiva a Verona, provando a imbastire quella manovra offensiva che nel primo tempo con l'Hellas era praticamente mancata. La sfida, insomma, è aperta e ricca di significati, e per Oscar Hiljemark rappresenta un'altra tappa di avvicinamento verso la costruzione di una sua identità precisa in un campionato, quello italiano, che già lo aveva visto protagonista da calciatore e che ora lo attende alla prova forse più difficile, ma anche più stimolante, della sua carriera da allenatore.

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