La marcia del Pilastro per Fakir: duemila in corteo chiedono verità e giustizia
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Redazione Interno
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A una settimana esatta dalla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto lo scorso 21 luglio durante un fermo di polizia in via Italo Svevo, il quartiere Pilastro di Bologna si è trasformato in un fiume di persone. Sono circa duemila, secondo le stime degli organizzatori, le anime che hanno dato vita a un corteo popolare partito dall'angolo tra via Italo Svevo e via Alfredo Panzini, a pochi passi dal luogo della tragedia.
Un corteo che ha voluto riempire il vuoto lasciato da una vicenda ancora avvolta nel mistero, con una richiesta chiara e corale che riecheggiava tra i palazzi: verità e giustizia per Fakir. A tenere a battesimo la manifestazione, uno striscione portato da un gruppo di giovani del quartiere, molti dei quali di origine marocchina, recante la scritta "Verità e giustizia per Fakir, siamo tutte e tutti Fakir".
Un messaggio che ha fatto da apripista a una lunga scia di partecipanti, composta non solo da residenti ma anche da rappresentanti di movimenti e associazioni, decisi a non lasciare che l'attenzione su questo caso si affievolisca.
Il dolore e la rabbia del quartiere: "Non ci potete trattare così"
Nel cortile di via Italo Svevo, dove il sangue del 42enne si è mescolato all'asfalto, la tensione emotiva era palpabile già nelle ore precedenti la partenza del corteo. Qui, come raccontato dai presenti, sono risuonate con forza le parole che hanno scosso la comunità: "Non siamo mosche, non siamo scarafaggi. Non ci potete schiacciare". Un grido che è diventato il leitmotiv della serata, ripetuto a gran voce da centinaia di persone, per lo più marocchini e cittadini di origine straniera del Pilastro, che hanno voluto ribadire la loro umanità di fronte a una morte che definiscono inaccettabile.
La rabbia si mescolava al dolore mentre i manifestanti, molti dei quali in lacrime, si sono stretti attorno alla famiglia di Fakir e agli organizzatori, che hanno scandito al microfono in arabo e in italiano un ritornello divenuto un monito: "Il nostro fratello Fakir è stato ucciso mentre chiedeva aiuto". Un'accusa pesante che ha trovato eco nei cori di "Giustizia per Fakir", che hanno accompagnato l'intero percorso della marcia, trasformando le strade del Pilastro in un tribunale popolare a cielo aperto.
La dinamica del fermo e le indagini in corso
La morte di Abderrahim Fakir risale a domenica 21 luglio, quando gli agenti della polizia locale sono intervenuti in via Italo Svevo a seguito di una segnalazione per un uomo in evidente stato di agitazione. Secondo le prime ricostruzioni, il 42enne si trovava in strada e si era rifiutato di fornire le proprie generalità, dando il via a un tentativo di fermo da parte degli operatori. Quello che è accaduto nei momenti successivi è al centro di un'indagine affidata alla Procura di Bologna, che ha aperto un fascicolo per fare piena luce sulla dinamica dei fatti.
La salma di Fakir è stata sottoposta ad autopsia; gli esiti dell'esame medico-legale, che dovrebbero chiarire le cause esatte del decesso e stabilire se vi sia un nesso causale tra il fermo e il decesso, non sono ancora stati resi noti. Nel frattempo, gli investigatori hanno già sentito alcuni testimoni presenti sul luogo quella domenica, mentre sono in corso accertamenti per verificare la correttezza delle procedure seguite dagli agenti.
Il caso ha assunto una rilevanza che travalica i confini del quartiere, sollevando interrogativi più ampi sulle modalità di intervento delle forze dell'ordine e sul trattamento riservato ai cittadini stranieri, in un clima di crescente attenzione mediatica e politica.
La promessa degli organizzatori: "Lotteremo finché non verrà fatta piena luce"
Dal palco improvvisato all'inizio del corteo, la voce degli organizzatori si è levata potente, carica di un'emozione che ha contagiato l'intera piazza. "Voleva aiuto, lo hanno ucciso", hanno ripetuto, sottolineando come il 42enne, secondo quanto riferito da alcuni presenti, avesse chiesto supporto prima di essere immobilizzato. Una versione che contrasta con quella ufficiale e che alimenta il clima di sfiducia nei confronti delle istituzioni, un sentimento che i manifestanti hanno espresso senza mezzi termini durante la marcia.
La promessa fatta ai familiari e a tutti i residenti è stata chiara e netta: "Lotteremo finché non verrà fatta piena luce sulla sua morte". Un impegno che si traduce nella richiesta di accesso agli atti dell'indagine e nella volontà di tenere alta l'attenzione sulle prossime fasi processuali. Il corteo si è snodato tra le vie del Pilastro, fermandosi davanti ai luoghi simbolo del quartiere, fino a concludersi nel tardo pomeriggio in un clima di compostezza ma anche di ferma determinazione.
L'assenza di incidenti e l'ordine della manifestazione hanno sottolineato il carattere pacifico ma risoluto di una comunità che, come hanno sottolineato i partecipanti, non intende arrendersi finché il nome di Abderrahim Fakir non troverà giustizia, trasformando il dolore in una battaglia collettiva per la trasparenza e il rispetto dei diritti.
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