Parma-Cagliari, Massimi fischia quattro falli di Valenti: per Marelli gli arbitri hanno ricevuto istruzioni chiare dopo il caso Maignan
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Redazione Sport
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L’anticipo della ventisettesima giornata di Serie A in programma venerdì sera allo stadio Tardini, quello che vedrà opposti il Parma di Carlos Cuesta e il Cagliari guidato da mister Pisacane, porta con sé il peso di una designazione arbitrale che, nelle intenzioni, doveva essere una semplice comunicazione di servizio e che invece si è trasformata in un terreno di confronto tecnico-regolamentare piuttosto acceso. Sarà Luca Massimi, della sezione di Termoli, a dirigere la sfida, coadiuvato dagli assistenti Fabiano Preti e Claudio Barone, con il quarto ufficiale Giuseppe Collu — quest’ultimo della sezione di Cagliari — e la coppia tecnica composta da Antonio Giua al Var e da Paolo Mazzoleni in qualità di Avar. Una squadra arbitrale, questa, che presenta due elementi sardi, circostanza che di solito alimenta polemiche preventive ma che, nel contesto specifico, passa in secondo piano rispetto alla vera questione che agita il dibattito: l’interpretazione del cosiddetto blocco del difensore sul portiere in occasione dei calci piazzati.
Perché la partita del Tardini, di fatto, arriva a stretto giro di posta rispetto a un episodio che ha spaccato l’opinione pubblica calcistica e che ha visto come protagonista assoluto il difensore ducale Lautaro Valenti. Appena sette giorni prima, a San Siro, lo stesso Valenti aveva letteralmente condizionato l’esito di Milan-Parma posizionandosi in area in prossimità di Mike Maignan, bloccando di fatto l’estremo difensore rossonero in occasione del gol partita siglato da Troilo e che ha permesso agli emiliani di sbancare il capoluogo lombardo. In quell’occasione l’arbitro Piccinini, dopo un primo annullamento per presunta irregolarità, era stato richiamato al monitor dal Var e aveva convalidato la rete, scatenando le ire del Milan e di gran parte degli addetti ai lavori; Luca Marelli, ex arbitro e opinionista, aveva spiegato come il regolamento, alla regola 12, consideri ostacolare la progressione di un avversario — specialmente se il pallone non è a distanza di gioco — un’infrazione da punire, ma la decisione del direttore di gara era stata quella opposta.
Ebbene, venerdì sera al Tardini la storia si è ripetuta, ma con un esito diametralmente opposto. Massimi, nel corso del primo tempo, si è trovato a dover giudicare per almeno quattro volte la medesima situazione: Valenti, su calcio d’angolo battuto dai suoi, si è sistemato intorno all’area piccola cercando il contatto con il portiere del Cagliari, Caprile, con l’evidente intento di disturbarlo e impedirgli qualsiasi reazione. E per quattro volte, il fischietto di Termoli ha sanzionato il fallo in attacco, fermando il gioco e concedendo la punizione a favore dei sardi. Una linea di condotta, questa, che ha immediatamente fatto scattare un confronto con quanto accaduto in occasione della partita contro il Milan, sottolineando una disparità di giudizio che, a distanza di così pochi giorni, appare quantomeno singolare.
A commentare la situazione, come spesso accade in questi casi, è stato lo stesso Luca Marelli, il quale non ha avuto dubbi nell’interpretare la sterzata netta degli arbitri. Secondo l’esperto, è palese che il designatore e la classe arbitrale abbiano ricevuto indicazioni precise dopo le polemiche furibonde seguite alla partita di San Siro; le istruzioni, a quanto pare, sarebbero quelle di punire in modo rigoroso qualsiasi tentativo di bloccare il portiere, anche quando il contatto non è plateale, proprio per evitare di rimettere in discussione l’uniformità di giudizio. Una presa di posizione, quella della classe arbitrale, che di fatto smentisce la decisione presa da Piccinini e che riscrive l’interpretazione del regolamento in corso d’opera, lasciando l’amaro in bocca a chi, come i tifosi del Milan, si vede applicare un metro di giudizio diverso a distanza di una sola settimana.
La direzione di Massimi, peraltro, rappresenta un esordio assoluto in questa Serie A per il fischietto molisano, che vanta precedenti lontani con il Cagliari — una sconfitta e un pareggio — e nessuna esperienza recente con i ducali. E se la designazione di Collu, quarto uomo cagliaritano, e di Giua, Var di Olbia, potrebbe far storcere il naso a qualcuno, la verità è che i fatti di campo hanno parlato chiaro: al di là delle provenienze geografiche, la squadra arbitrale ha semplicemente applicato quella che sembra essere la nuova direttiva, nata dalle ceneri del caso Maignan. Il Parma, che pure aveva costruito parte della sua rinascita su questi espedienti tattici, si è trovato improvvisamente spiazzato, dovendo rinunciare a un’arma che fino a sette giorni prima era considerata, se non lecita, quantomeno tollerata.
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