Emicrania, i nuovi farmaci cambiano la vita ma restano fuori dalla portata di molti pazienti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Le nuove terapie contro l'emicrania cronica rappresentano una delle principali innovazioni degli ultimi anni nel campo delle neuroscienze. Grazie ai farmaci mirati, oggi è possibile controllare efficacemente la malattia in circa l'80% dei casi. Eppure, in Italia, solo una minoranza dei pazienti che potrebbero beneficiarne riesce ad accedere alle cure. L'allarme arriva dagli esperti della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (Sisc), riuniti in occasione del 50° anniversario dell'associazione.

Emicrania cronica, le nuove terapie possono aiutare (ma le prescrizioni scarseggiano)

Cinquant'anni fa capitava di ritrovarsi con una prescrizione di antibiotici per risolvere le crisi di emicrania: non era insolito che una cefalea fosse scambiata per sinusite e le possibilità di cura erano scarse.

Oggi invece le terapie esistono e possono gestire in maniera efficace quasi l'80 per cento dei casi, ma barriere organizzative, burocratiche ed economiche fanno sì che tuttora sia in cura un paziente su dieci fra quelli che ne avrebbero l'indicazione: lo hanno segnalato gli esperti della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (Sisc) riuniti per celebrare il 50° anniversario dell'associazione.

I numeri sono chiari: stando alle stime degli esperti, in Italia sono circa 300mila le persone con emicrania cronica, che si manifesta con sintomi per 15 o più giorni al mese da almeno tre mesi, ma soltanto 25-30mila di questi pazienti ricevono farmaci specifici. Un divario enorme che si traduce in sofferenza quotidiana e, per molti, in una vita sospesa tra attacchi debilitanti e l'ansia del prossimo episodio.

Meccanismi della malattia e i nuovi farmaci

La svolta terapeutica è stata possibile grazie alla scoperta del ruolo centrale di una proteina, il CGRP (Calcitonin Gene-Related Peptide), responsabile del dolore e di altri sintomi come la nausea in una larga maggioranza dei pazienti. «Avendo compreso i meccanismi della malattia è stato possibile realizzare farmaci mirati e oggi abbiamo quattro anticorpi monoclonali e due terapie orali che possiamo utilizzare per bloccare e prevenire le crisi», ha spiegato Pierangelo Geppetti, presidente emerito Sisc.

Questi farmaci anti-CGRP agiscono in modo specifico, interrompendo il circuito del dolore senza gli effetti collaterali delle vecchie terapie. «Attualmente, quindi, rispetto al passato, la vita torna a una quasi totale normalità», ha aggiunto Geppetti, sottolineando come si tratti di un cambiamento epocale per chi soffre di emicrania, spesso donne giovani che vedono compromessi anni cruciali della loro vita lavorativa e familiare.

Per la prima volta, dunque, non esistono solo terapie per gestire il singolo attacco, ma anche trattamenti preventivi che possono ridurre drasticamente la frequenza e l'intensità delle crisi.

Le barriere all'accesso alle cure

Nonostante l'efficacia dimostrata, l'accesso a queste innovazioni rimane limitato da un sistema che non riesce a stare al passo con la scienza. «Purtroppo l'iter per prescrivere i nuovi farmaci è complesso e di fatto ancora pochi pazienti con l'indicazione al trattamento lo ricevono», ha osservato Innocenzo Rainero, presidente eletto Sisc. Un recente lavoro su BMC Public Health ha mostrato come, in proporzione, su 100 pazienti tedeschi solo a 30 italiani vengono prescritti farmaci mirati.

A ciò si aggiunge la difficoltà nel percorso diagnostico: una ricerca pubblicata sul Journal of Headache and Pain ha evidenziato come in Italia il 54% dei pazienti debba consultare più di 4 specialisti prima di ricevere una diagnosi corretta. Un ritardo che spesso trasforma una forma episodica in una forma cronica, più difficile da trattare.

L'emicrania, come ricordato da Rainero, «è una malattia che facilmente porta a sviluppare depressione, attacchi di panico, disturbi cardiovascolari come ipertensione e infarto, per cui le forme croniche devono essere trattate precocemente con farmaci specifici per evitare complicanze, ma anche per ridurre il rischio che medicinali di automedicazione creino dipendenza e assuefazione».

Una patologia ancora sottovalutata, tra criticità e prospettive

Le ragioni di questo ritardo sono molteplici e radicate in una sottovalutazione culturale e strutturale della patologia. «Non si è ancora realizzata l'importanza dal punto di vista medico e sociale di questa malattia», ha commentato Rainero. I farmaci innovativi hanno un costo, ma come ha sottolineato Marina De Tommaso, presidente Sisc, «non si tiene ancora abbastanza conto dei risparmi che sono in grado di garantire in termini, per esempio, di riduzione delle assenze dal lavoro e miglioramento della produttività».

L'emicrania rappresenta la prima causa di disabilità tra i 15 e i 49 anni, con un impatto economico che supera i 3,5 miliardi di euro l'anno, mentre la spesa pubblica per i farmaci è di circa 36,5 milioni, meno dello 0,15% della spesa farmaceutica del Servizio Sanitario Nazionale. Oggi, come spiega Geppetti, le opzioni terapeutiche sono molteplici e in continua evoluzione, con nuovi farmaci come gli anticorpi anti-PACAP o la stimolazione magnetica transcranica per i pazienti resistenti.

«L'emicrania è una patologia estremamente eterogenea», ha concluso Rainero, indicando la medicina personalizzata, con biomarcatori in grado di guidare le cure sul singolo paziente, come la direzione futura per garantire a tutti il diritto a una vita senza dolore.

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