L’incubo di Inzaghi all’Al Hilal: da 7 a -4, ora la panchina scotta e si parla di esonero
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Redazione Sport
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C’era una volta, e nemmeno poi tanto tempo fa, un Simone Inzaghi seduto comodo sulla panchina dell’Al Hilal, forte di un vantaggio rassicurante in classifica, sette lunghezze di margine sulle inseguitrici che facevano presagire una cavalcata trionfale verso il Titolo della Saudi Pro League; un’era geologica fa, a giudicare dal clima di tempesta che si è improvvisamente addensato sulla testa del tecnico piacentino, approdato nel campionato arabo dopo aver portato l’Inter sul palcoscenico dell’ultima finale di Champions League. Oggi, quel castello di certezze è crollato sotto i colpi di una crisi di risultati inaspettata e fragorosa, e il secondo allenatore più pagato al mondo – con i suoi 26 milioni di euro a stagione, tallona solamente il Cholo Simeone – si ritrova a dover fare i conti con l’ipotesi, tutt’altro che remota, di un esonero clamoroso a otto mesi esatti dalla firma sul contratto che lo lega al club saudita fino al 2027 -1.
Il crollo in classifica e le critiche della stampa locale
Il problema, per Inzaghi, non è costituito da un singolo episodio sfortunato, ma da una vera e propria emorragia di punti che ha stravolto la gerarchia della lega: la squadra, che veleggiava tranquilla in vetta, ha collezionato cinque pareggi nelle ultime sette uscite, un ruolino che ha spianato la strada alla rimonta veemente dell’Al Nassr di Cristiano Ronaldo e al sorpasso dell’Al Ahli, con la conseguenza di un terzo posto in classifica che sa di smacco e di occasione sprecata -3-9. La distanza dalla vetta, adesso, è di tre punti, ma il dato che pesa come un macigno sull’operato dell’ex tecnico nerazzurro è la metamorfosi di una squadra che dominava e che ora fatica a riconoscersi, al punto da meritarsi gli strali di una certa critica locale: c’è chi, con una metafora al vetriolo, ha paragonato la rosa dell’Al Hilal – un parco giocatori di primissimo livello, si pensi agli innesti di Karim Benzema a gennaio o alla gestione complessa del numero di stranieri che ha portato all’esclusione di Darwin Nunez – a un gioiello prezioso lasciato in mano a un minatore di carbone, a significare una presunta inadeguatezza nella gestione del potenziale a disposizione -5-9.
Il nodo contrattuale e le prossime ore decisive
A rendere la situazione ancora più paradossale è la variabile economica, che finora ha agito da freno a mano per una dirigenza che, secondo indiscrezioni raccolte da cronisti sauditi come Abdulrahman Alfuraih, avrebbe già calendarizzato una riunione straordinaria per discutere il destino del mister -1. Il punto è che sollevare Inzaghi dall’incarico avrebbe un costo immediato e pesantissimo, considerato l’ingaggio faraonico che il club è impegnato a corrispondergli e la penale che deriverebbe dalla risoluzione anticipata del contratto; un bilancio, quello del club, che alcuni vogliono già in forte deficit e che mal sopporterebbe un ulteriore esborso di questa portata, motivo per cui la pazienza potrebbe essere messa a dura prova ma non fino al punto di compiere un passo così drastico senza aver tentato ogni altra strada -1. Tuttavia, il calendario non concede tregua e la trasferta sul campo dell’Al Shabab si presenta come un crocevia fondamentale: un altro passo falso, in questo clima di tensione e con i tifosi che iniziano a manifestare il proprio malcontento, potrebbe rivelarsi il detonatore che la dirigenza, volente o nolente, aspetta per giustificare una decisione radicale -9.
La gestione della rosa e i problemi di spogliatoio
A monte della crisi, però, ci sono anche scelte tecniche e dinamiche interne che hanno contribuito ad alimentare il malumore: l’arrivo di Karim Benzema nel mercato invernale, lungi dal rappresentare quel valore aggiunto capace di risolvere le partite in fotocopia, ha paradossalmente creato un cortocircuito nella gestione del gruppo, obbligando lo staff a escludere dalla lista per il campionato un investimento pesante come Darwin Nunez, pagato 53 milioni, con conseguenti mal di pancia e squilibri nello spogliatoio -5. Si tratta di elementi che, sommati a un rendimento piatto e a un’idea di gioco che in Arabia definiscono fin troppo speculativa per una squadra costruita per dominare, hanno trasformato quello che doveva essere un’avventura trionfale in un vero e proprio calvario, con Inzaghi chiamato a difendersi dalle accuse di aver dilapidato un patrimonio di gioco e di punti che sembrava già al sicuro in cassaforte -9. E mentre Cristiano Ronaldo continua a trascinare l’Al Nassr con prestazioni e reti, per l’ex Inter l’orizzonte si fa sempre più scuro e l’unica certezza, al momento, è che il suo futuro è appeso a un filo sottilissimo che le prossime partite potrebbero recidere definitivamente.




