Il Gp del Giappone 2026 si apre con la Mercedes favorita, la Ferrari a caccia del primo successo a Suzuka dal 2004 e la Pirelli che porta l’inedita C1

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sarà il circuito di Suzuka, terzo appuntamento del mondiale 2026, a scandire l’ultimo atto prima della lunga pausa primaverile. Dopo la bandiera a scacchi di domenica, infatti, il Circus farà ritorno ai box per un intervallo forzato di cinque settimane: la cancellazione delle gare in Bahrain e Arabia Saudita, previste per aprile, ha infatti ridefinito il calendario, con il prossimo rientro in pista fissato direttamente a maggio a Miami. In questo quadro, la gara giapponese assume un peso strategico rilevante, rappresentando non solo il primo vero banco di prova su un tracciato iconico, ma anche l’ultima occasione, per le scuderie, di accumulare dati preziosi prima dello stop.

Sul fronte tecnico, l’edizione 2026 porta con sé una novità regolamentare destinata a modificare l’approccio al giro più temuto del tracciato. Suzuka, storicamente avaro di zone per il DRS a causa delle criticità legate alla sicurezza – molte delle sezioni a gas spalancato si sviluppano in corrispondenza di curve ad altissima velocità, rendendo pericoloso un assetto alare scarico –, quest’anno vedrà l’introduzione di una nuova zona con aerodinamica attiva prima della celebre 130R. Si tratta di un’aggiunta che, pur mantenendo intatta la sfida fisica della curva a destra percorsa praticamente in pieno, potrebbe alterare gli equilibri nei sorpassi su un tracciato dove, tradizionalmente, la possibilità di attacco era confinata quasi esclusivamente al rettilineo principale.

A condizionare la gestione della gara, però, non sarà solo la conformazione del tracciato. Pirelli, per questo terzo appuntamento stagionale, ha selezionato la terna di mescole più dura a disposizione: la C1 (Hard), la C2 (Medium) e la C3 (Soft). Per la mescola più solida, la C1, si tratterà dell’esordio assoluto in questa stagione, non essendo stata impiegata né in Australia né a Shanghai. Una scelta, questa, che impone un’attenzione particolare al fenomeno del graining, soprattutto nelle prime fasi di utilizzo delle gomme anteriori, e che potrebbe favorire strategie a una sosta, a patto di riuscire a preservare il compound più duro dal rapido degrado superficiale che Suzuka, con il suo mix di sollecitazioni laterali e longitudinali, tende a esacerbare.

Mercedes davanti a tutti, la Ferrari insegue su un tracciato che storicamente le ha voltato le spalle

Le gerarchie emerse nelle prime uscite stagionali sembrano confermare la supremazia della Mercedes, apparsa solida sia in Australia che in Cina. Sul tracciato giapponese, caratterizzato da curve veloci in successione e da una fluidità di guida che premia la stabilità in percorrenza, la vettura anglo-tedesca parte con i favori del pronostico, forte di un assetto che finora ha garantito prestazioni costanti sia sul giro secco che sul passo gara. Per la Ferrari, invece, il fine settimana di Suzuka rappresenta un crogiolo di ambizioni e antichi ricordi: l’ultima vittoria della Rossa in questo circuito, infatti, risale al lontano 2004, un digiuno che si protrae ormai da oltre vent’anni.

Il rapporto tra il Cavallino e il tracciato nipponico ha conosciuto una sola fase di intensa produttività, quella compresa tra il 1997 e il 2004, un periodo di otto anni in cui le soddisfazioni si sono susseguite con regolarità. Prima di quella “luna di miele” e, ancor più, dopo la conclusione di quel ciclo, le prestazioni della scuderia di Maranello a Suzuka sono state costellate da più insuccessi che gioie, con annate spesso segnate da ritiri o da prestazioni opache. Per questa quarantesima edizione, la speranza in casa Ferrari è che il pacchetto tecnico portato in Giappone possa esprimersi al meglio su una pista che non perdona la minima sbavatura di assetto, richiedendo una messa a punto millimetrica per affrontare le sezioni più veloci senza consumare eccessivamente le gomme.

La sfida della 130R e il meteo che, nel Sol Levante, non dà mai certezze

Suzuka, va ricordato, è uno dei tracciati più amati dai piloti proprio per la sua natura tecnica e per la sua configurazione a “otto” rovesciato, ma è anche un teatro che impone rispetto per via delle sue insidie storiche. La 130R, curva a destra percorsa a oltre 300 km/h, rimane il punto simbolo di questo equilibrio tra coraggio e ingegneria. L’introduzione della nuova zona con aerodinamica attiva proprio in prossimità di quel punto rappresenta un azzardo calcolato dagli organizzatori, un tentativo di aumentare le opportunità di sorpasso senza però sminuire la difficoltà di una sezione che ha fatto la leggenda del tracciato.

La scelta di disputare il Gran Premio in primavera, ormai consolidata da anni, è stata dettata principalmente da esigenze climatiche: spostare l’appuntamento in questo periodo dell’anno ha consentito di evitare la stagione dei tifoni, che nel Paese del Sol Levante si protrae fino a ottobre, riducendo così il rischio di interruzioni o di sessioni compromesse dalla pioggia torrenziale. Nonostante ciò, il meteo resta un fattore variabile di non poco conto, capace di stravolgere le gerarchie viste in prova e di rendere ancora più complessa la gestione delle mescole, con la Pirelli che si presenterà al via con la C1 ancora tutta da esplorare su questo tracciato.

L’inedita mescola C1 e il fattore degrado, chiavi di lettura per un fine settimana senza soste per cinque settimane

L’attenzione degli ingegneri, in questa prima parte del weekend, si concentrerà dunque sul comportamento della gomma dura. Non essendo mai stata utilizzata nelle prime due gare, la C1 rappresenta un’incognita in termini di finestra di utilizzo e di resistenza al graining, un fenomeno particolarmente temuto a Suzuka dove le sollecitazioni sulle gomme anteriori, in particolare nella prima parte del tracciato e nella curva Spoon, sono estreme. Se la Mercedes dimostrerà di avere già trovato il giusto bilanciamento con questa mescola, la sua posizione di forza potrebbe diventare incolmabile; viceversa, eventuali difficoltà di messa a punto potrebbero aprire scenari inediti per la Ferrari e per le altre inseguitrici.

La lunga pausa di cinque settimane che seguirà la bandiera a scacchi renderà questo appuntamento ancor più determinante per il prosieguo della stagione. Ogni scuderia cercherà di portare a casa il massimo punteggio in classifica prima del blocco, consapevole che a Miami, a maggio, il Circus ripartirà con un contesto diverso e con le prime evoluzioni tecniche in arrivo sulle vetture. Per Suzuka, che ormai da anni si è stabilizzata come appuntamento primaverile, si tratta di una responsabilità non indifferente: aprire la stagione delle grandi sfide, lanciare i temi tecnici che domineranno i successivi appuntamenti e, per la Ferrari, provare a interrompere un digiuno che dura da due decenni, riportando il rosso sul gradino più alto del podio in uno dei templi mondiali della velocità.

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