Iran, taglia sui piloti americani: «Una ricompensa a chi li consegna vivi»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La televisione di Stato iraniana, nel corso di un programma di informazione seguito da milioni di telespettatori, ha lanciato un appello senza precedenti alla popolazione della provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, nel sud-ovest del paese: chiunque dovesse imbattersi in eventuali piloti “nemici” – e qui il riferimento ai militari statunitensi è appena velato – è invitato a catturarli e a consegnarli vivi alle forze armate o di polizia. L’annuncio, diffuso anche attraverso i canali social delle agenzie internazionali, promette una ricompensa «di valore» per ogni aviatore consegnato, senza specificare l’importo o la natura del premio, lasciando intendere che si tratti di una somma considerevole o di benefici materiali rilevanti per gli standard locali.

L’abbattimento dell’F-15E e le immagini del relitto

La chiamata alle armi della popolazione civile, che di fatto trasforma ogni cittadino in un potenziale inseguitore, arriva a poche ore dalla diffusione delle immagini – fornite sempre dalla televisione di Stato – del relitto di un caccia statunitense F-15E Strike Eagle, precipitato nel territorio accidentato di quella stessa provincia. Le autorità di Teheran hanno rivendicato l’abbattimento del velivolo, senza tuttavia fornire prove tecniche immediate dell’azione militare, limitandosi a mostrare i rottami sparsi tra le colline. Si tratterebbe, se la conferma arrivasse da fonti indipendenti, della quarta perdita di un F-15 per gli Stati Uniti dall’inizio delle ostilità nella regione: un dato che acquista peso se si considera che, all’inizio di marzo, il personale del Kuwait aveva abbattuto per errore tre jet di questo stesso modello, in quello che fu definito un tragico incidente di fuoco amico.

La scheda tecnica e il sedile del pilota come prova

A rafforzare l’ipotesi che il velivolo precipitato sia proprio un F-15E – e non un altro modello di caccia – hanno pensato le stesse Guardie Rivoluzionarie, il cui servizio di intelligence ha pubblicato fotografie ravvicinate del sedile eiettabile del pilota, riconoscibile per i marchi e i sistemi di ancoraggio tipici dell’industria aerospaziale americana. L’F-15E Strike Eagle, un biposto multiruolo progettato per missioni di attacco al suolo e superiorità aerea in profondità, rappresenta una spina nel fianco per le difese iraniane, data la sua capacità di operare a bassa quota eludendo i radar. Proprio per questo, la sua eventuale perdita – con equipaggio eventualmente disperso o catturato – costituirebbe per Teheran non solo un successo militare ma anche un’occasione di propaganda e di pressione psicologica sull’amministrazione Trump, tornato alla Casa Bianca.

Il coinvolgimento diretto dei civili nella caccia all’uomo

Il messaggio televisivo, ripetuto a più riprese nel corso della giornata, segna un’escalation nella strategia di sicurezza iraniana: non più soltanto le forze regolari e i pasdaran a setacciare il territorio, ma l’intera popolazione di una provincia montuosa e scarsamente popolata, trasformata in una rete di informatori e potenziali catturatori. «Se catturerete uno o più piloti nemici e li consegnerete vivi alle forze armate e di polizia – ha scandito l’annunciatrice a volto coperto – riceverete un’adeguata ricompensa». L’aggettivo «adeguata», unito all’assenza di cifre, lascia spazio a ogni interpretazione, alimentando l’attesa tra gli abitanti di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad. Le agenzie internazionali che hanno rilanciato il video notano come l’iniziativa rappresenti un rischio calcolato: da un lato, aumenta le probabilità di intercettare eventuali superstiti dell’equipaggio prima che questi raggiungano zone sicure o vengano recuperati da forze speciali statunitensi; dall’altro, espone Teheran ad accuse di aver armato – simbolicamente, con la promessa di denaro – una caccia all’uomo contro soldati regolari di una potenza straniera. Non ci sono, al momento, notizie di aviatori americani già catturati o uccisi, né dettagli sull’eventuale numero dei componenti dell’equipaggio che sarebbero riusciti a lanciarsi con il paracadute prima dell’impatto.

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