Tragedia a Calimera, un bimbo ucciso e il dramma dei segnali inascoltati
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Redazione Interno
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La quiete di Calimera, piccolo comune nel leccese, è stata lacerata da una vicenda che, al di là della sua immane tragedia, solleva interrogativi profondi sulle dinamiche che l'hanno preceduta. Un bambino di otto anni, Elia Perrone, è stato trovato senza vita nella sua abitazione, mentre il Corpo della madre, Najoua Minniti, è stato recuperato in seguito nelle acque di Torre dell'Orso. Le indagini, che seguono la pista dell'omicidio-suicidio, lasciano intendere che la donna possa aver soffocato il figlio mentre dormiva, per poi compiere il gesto estremo, gettandosi in mare. Un epilogo che appare come l'atto conclusivo di un conflitto genitoriale durato anni, i cui segnali, secondo alcune voci autorevoli, non sarebbero stati colti nella loro pericolosa portata.
Le perplessità della criminologa Bruzzone
Proprio su questo aspetto, quello della valutazione del rischio, si è concentrata l'analisi della criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone, la quale, durante un approfondimento televisivo, ha definito "inquietante" l'operato di quei professionisti che avevano in carico il profilo della donna. La criminologa ha tuonato contro i "colleghi" chiamati a valutare la situazione, sottolineando con forza come gli allarmi lanciati dal padre del bambino non abbiano sortito gli effetti necessari a scongiurare la catastrofe. Una battaglia legale, quella tra i genitori, che andava avanti da due anni e che si era intensificata attorno alla questione dell'affidamento congiunto.
L'esposto del padre: una premonizione tragica
A documentare il clima di crescente tensione e la percezione di un pericolo imminente da parte del genitore esterno al nucleo domestico, è un esposto formale da lui inviato alle autorità poco prima del fatto. In quel documento, l'uomo riportava testualmente le parole che la ex compagna gli aveva rivolto durante un incontro, parole che oggi suonano come una tragica premonizione: "Sei responsabile di cosa capiti a me e ad Elia". Questa dichiarazione, esplicita e carica di minaccia implicita, rappresentava un campanello d'allarme di inaudita violenza, denunciando una situazione ormai al limite, dove la conflittualità tra i due stava assumendo connotati sempre più oscuri e preoccupanti.
La ricostruzione degli investigatori
La dinamica che gli investigatori stanno ricostruendo colloca il possibile omicidio nella notte tra lunedì e martedì, all'interno della camera da letto che madre e figlio condividevano. Dopo aver causato la morte del bambino, sul cui corpo sono stati riscontrati segni di violenza, la donna avrebbe abbandonato l'abitazione per dirigersi verso la costa. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato in mare, suggellando una doppia perdita che ha gettato nello sgomento l'intero territorio. Gli unici indicatori pregressi di una simile deriva, al di là dell'aspra contesa legale, sembrano essere stati riconducibili proprio ai continui e accesi litigi tra i genitori, un elemento di criticità che, sebbene noto, non è bastato a impedire il compiersi di un destino così crudele.




