Paratici rompe il silenzio sulla squalifa e sul ritorno al Tottenham
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Redazione Sport
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A due anni e mezzo da quella inibizione che ha segnato una brusca interruzione nella sua carriera, Fabio Paratici ha infranto un silenzio, che era parso a molti assordante, concedendo una lunga intervista. L'ex direttore sportivo della Juventus, figura centrale nelle indagini sul caso delle plusvalenze, ha scelto il palcoscenico di Sky Sport per affrontare pubblicamente le questioni che ne hanno determinato l'allontanamento forzato dal calcio italiano. Il manager, la cui squalifica si è conclusa, ha così spiegato le ragioni di una prolungata reticenza, legandola a una personale percezione di innocenza.
La difesa di un'integrità percepita
"Per il mio carattere, quando ho affrontato questa situazione, provo vergogna a difendermi", ha dichiarato Paratici, articolando un concetto che tocca la sfera più intima della sua reazione. La sua argomentazione, infatti, si basa su un principio psicologico ben preciso: ci si difende, secondo lui, solamente quando si ha la consapevolezza di aver commesso un'azione riprovevole. "Io dentro di me ho sempre sentito di non aver fatto nulla di male", ha affermato con convinzione, lasciando intendere come la sua posizione sia stata interpretata come un'ingiustizia subìta piuttosto che una condanna meritata. Quel senso di vergogna, quindi, non nasceva da un rimorso per presunte irregolarità, ma dalla difficoltà di dover giustificare un operato che lui per primo riteneva corretto.
Il ritorno in Inghilterra e il rapporto con il Tottenham
Mentre in Italia si consumava il processo e le sue conseguenze, il club londinese ha mantenuto, stando al racconto del dirigente, un atteggiamento di sostanziale fiducia. "Al Tottenham non mi hanno mai giudicato", ha rivelato Paratici, esprimendo una gratitudine che appare genuina per un ambiente che non lo ha emarginato. Questo approccio, lontano da pregiudizi e da facili condanne, ha creato un terreno fertile per il suo ritorno, avvenuto nella veste di co-direttore sportivo. Un rientro che è stato, a suo dire, caloroso e privo di riserve, al punto da fargli dichiarare: "Mi hanno fatto sentire a casa", una frase che racchiude tutto il valore di un'accoglienza incondizionata dopo un periodo di grande turbamento professionale.
Uno sguardo al passato e la stima per Spalletti
Non poteva mancare, nel lungo colloquio, un riferimento alla sua esperienza alla Juventus, da lui stesso definita "straordinaria", un periodo di successi e costruzione che rimane un caposaldo nel suo curriculum. Senza addentrarsi in sterili polemiche o in ricostruzioni dettagliate delle vicende giudiziarie, Paratici ha preferito sottolineare il positivo di quegli anni. Ha inoltre trovato lo spazio per una dichiarazione di stima verso il commissario tecnico della nazionale italiana, Luciano Spalletti, un accenno che dimostra come il suo sguardo sul calcio rimanga ampio e attento alle personalità di spicco del panorama sportivo, nonostante le traversie personali.




