Manager Balenciaga licenziato per molestie, il tribunale respinge il ricorso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Ragazze, è l’ora del sesso»: era questo il grido di battaglia con cui un top manager di Balenciaga, fresco di un licenziamento che il Tribunale di Firenze ha blindato con una sentenza senza sconti, sembrava scandire le giornate lavorative nello stabilimento di Scandicci. Un campionario di sessismo, body shaming e pesanti allusioni sessuali che, secondo quanto emerso in aula, aveva trasformato l’ambiente di lavoro in un luogo degradante, dove la dignità umana e professionale delle dipendenti veniva quotidianamente calpestata.

L'uomo, che percepiva uno stipendio annuo di 250mila euro e vantava una carriera folgorante iniziata nel 2015 all'interno del gruppo, è stato allontanato dopo che alcune lavoratrici hanno segnalato in forma anonima le condotte inappropriate, dando il via a un procedimento disciplinare che si è concluso con il licenziamento.

La sentenza del Tribunale di Firenze

Il Tribunale di Firenze ha respinto il ricorso presentato dal manager contro il provvedimento di licenziamento, ritenendolo pienamente legittimo e anzi necessario per tutelare le condizioni di lavoro all'interno della sede toscana della nota maison di moda.

I giudici hanno accolto le argomentazioni dell'azienda, sottolineando come le testimonianze e gli elementi raccolti durante l'istruttoria delineassero un quadro inequivocabile di prevaricazione: l'uomo avrebbe creato, secondo la sentenza, «un ambiente di lavoro caratterizzato da mancanza di rispetto, degradante e umiliante per le lavoratrici».

La decisione del tribunale rappresenta un passaggio importante non solo per le sorti del dirigente, ma anche per la definizione giuridica di ciò che costituisce una condotta molesta e vessatoria all'interno di un contesto lavorativo ad alto livello professionale.

Le molestie verbali e le prevaricazioni fisiche

Le accuse mosse contro il manager non si limitavano a battute volgari o a un linguaggio pesantemente sessista, ma includevano anche vere e proprie prevaricazioni fisiche che andavano ben oltre l'intimidazione verbale. Tra gli episodi emersi durante il procedimento giudiziario, uno in particolare ha scosso l'opinione pubblica e gli addetti ai lavori: il dirigente avrebbe legato una dipendente a una sedia con un elastico, un gesto che i giudici hanno interpretato come un'estrema manifestazione di sopraffazione e mancanza di rispetto.

A ciò si aggiungevano pacche sul sedere, insulti personali e allusioni sessuali continuate nel tempo, che le lavoratrici del reparto erano costrette a subire senza poter reagire, per timore di ritorsioni o di compromettere la propria posizione in un'azienda di prestigio internazionale come Balenciaga.

La carriera e il procedimento disciplinare

Il manager, che nel 2015 aveva iniziato a lavorare per il gruppo e grazie a una serie di promozioni era riuscito a scalare i vertici dell'organizzazione fino a ricoprire un ruolo di alto profilo, si è visto notificare nel 2023 una lettera dalla direzione con cui veniva avviato un procedimento disciplinare nei suoi confronti.

Lo stipendio da 250mila euro annui e la posizione di prestigio non gli hanno però consentito di evitare le conseguenze delle sue azioni: le segnalazioni anonime delle dipendenti, raccolte e verificate dall'azienda, hanno innescato un meccanismo che ha portato al licenziamento per giusta causa.

La sentenza del Tribunale di Firenze, che ha respinto il ricorso, ha di fatto chiuso la vicenda sul fronte giudiziario, confermando la bontà della decisione aziendale e ribadendo che nessuna carriera, per quanto brillante, può giustificare condotte che ledano la dignità e il rispetto delle persone sul luogo di lavoro.

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