Altro che sicurezza, le destre imbavagliano il dissenso mentre il dl accelera tra polemiche e scontri
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Redazione Interno
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L’aula della Camera, dopo sette ore di dibattito serrato, è teatro di un colpo di scena annunciato: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, con tono perentorio, pone la questione di fiducia sul decreto sicurezza, imponendo l’approvazione senza emendamenti. Una mossa che, mentre il Movimento 5 Stelle tenta un ostruzionismo simbolico, sancisce la volontà del governo di blindare il provvedimento nonostante le critiche crescenti. Intanto, fuori da Montecitorio, la tensione sfocia in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con episodi che riaccendono il dibattito sull’uso della forza pubblica.
Tra i feriti c’è Luca Blasi, 43 anni, assessore alla Cultura del municipio III di Roma e figura nota nei movimenti sociali. "Stavo mediando tra i manifestanti e gli agenti quando sono stato colpito senza motivo", racconta dall’ospedale San Spirito, dove è stato ricoverato con una ferita alla fronte e il sospetto di una commozione cerebrale. La sua testimonianza, come quelle di altri attivisti, alimenta le accuse di un’eccessiva militarizzazione degli interventi di ordine pubblico, mentre il governo – attraverso un tweet della premier Giorgia Meloni – esalta gli sgomberi come prova di efficienza.
Il decreto, già contestato in Commissione, arriva in aula accompagnato dalle obiezioni di giuristi e costituzionalisti, incluso il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, che ne mettono in dubbio la compatibilità con i principi fondamentali. L’introduzione di nuovi reati legati al dissenso, unita alla limitazione delle garanzie procedurali, rischia di trasformare uno strumento nato per contrastare l’illegalità in un’arma contro la libertà di espressione.




