Eurovision 2026, la seconda semifinale tra boicottaggi e la propaganda secondo il New York Times

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non c’è solo la musica, questa sera alla Wiener Stadthalle di Vienna, quando andrà in onda la seconda semifinale della settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest. Perché il palco, tradizionalmente consacrato a canzoni e coreografie, si trasforma – ed è ormai una consuetudine difficile da ignorare – in una cassa di risonanza geopolitica. A contendersi l’accesso alla finale di sabato 16 maggio saranno quindici Paesi, dall’Albania all’Ucraina passando per la Svizzera e la Norvegia; eppure, il vero peso della serata, com’è inevitabile, non lo portano solo le note di «Per sempre sì», il brano con cui Sal Da Vinci rappresenta l’Italia dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2026.

I boicottaggi e l’ammissione di Israele

Cinque nazioniIrlanda, Spagna, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda – hanno scelto la via del ritiro volontario. Una decisione, quest’ultima, che configura un boicottaggio esplicito nei confronti dell’EBU, il consorzio che riunisce le emittenti pubbliche europee. Il motivo, è stato più volte ribadito, risiede nell’ammissione di Israele nonostante le pressioni per una sua esclusione; pressioni legate alle violenze nella striscia di Gaza, che avevano alimentato richieste formali da parte di diversi organismi culturali e politici. La kermesse, di conseguenza, si ritrova a fare i conti con una frattura che non accenna a ricomporsi: da un lato la volontà di mantenere il concorso apparentemente al di sopra delle contese, dall’altro la realtà di un’edizione già definita come la più contestata di sempre.

La polemica del New York Times su Israele

Proprio su questo fronte si inserisce l’inchiesta del New York Times, che ha sollevato un interrogativo non certo retorico: Israele ha sfruttato l’Eurovision come strumento di propaganda? Il quotidiano americano, senza mai scadere nel generico, ricostruisce l’uso strategico dell’evento mediatico da parte di Tel Aviv; un utilizzo che, secondo i giornalisti, andrebbe ben oltre la semplice partecipazione musicale. Non ci sono sentenze nell’articolo, ma un’analisi serrata di comunicati, dichiarazioni dei vertici della delegazione israeliana e della copertura televisiva interna allo Stato ebraico. Ne emerge il ritratto di una macchina comunicativa che impacchetta la gara in costumi folk e ballad romantiche per proiettare un’immagine di normalità, mentre fuori dai teatri di posa la guerra a Gaza continua a mietere vittime. L’EBU, da parte sua, ha sempre difeso il carattere non politico della manifestazione, replicando che nessun paese membro può essere escluso per decisioni dei propri governi.

L’Italia e Sal Da Vinci: la conferenza stampa a Vienna

Mentre le polemiche infiammano i retroscena – e i cinque paesi boicottatori restano a guardare – il rappresentante italiano ha scelto una linea opposta: quella dell’intimità. Sal Da Vinci, incontrando la stampa a Palazzo Metternich, sede dell’ambasciata italiana a Vienna, ha parlato a lungo dell’amore che dura, dei sacrifici personali e del sostegno della moglie. «Per sempre sì» non è una canzone sulla pace nel mondo, né tantomeno un pamphlet politico; è piuttosto un manifesto della fedeltà quotidiana, un messaggio che il cantante ha voluto rivolgere soprattutto ai giovani, quasi a rammentare loro che esiste una dimensione privata capace di resistere al rumore assordante dell’attualità. Nessuna parola, nel suo intervento, sul boicottaggio o su Israele: solo la voce di chi ha fatto della resilienza familiare la propria cifra artistica.

Dove vedere la semifinale e la scaletta dei paesi in gara

La seconda semifinale andrà in onda su Rai2 a partire dalle 21, con il commento – già collaudato nelle precedenti serate – di Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini. Sul palco della Stadthalle si alterneranno quindici nazioni: Albania, Armenia, Australia, Azerbaigian, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Repubblica Ceca, Romania, Svizzera e Ucraina. A loro si aggiungeranno i finalisti già selezionati nella prima tranche di martedì, formando un quadro complessivo di 35 paesi in corsa per la vittoria finale. La diretta streaming sarà disponibile sulla piattaforma ufficiale dell’evento e sulle app delle emittenti partecipanti; in Italia, oltre al digitale terrestre, l’alternativa è RaiPlay. Il meccanismo di voto, come sempre, combinerà giurie nazionali e televoto, con l’annuncio dei qualificati al termine di una scaletta serrata che partirà dalla Bulgaria e si concluderà con la Norvegia. Resta sullo sfondo, inevitabile, il peso di un’edizione che i media hanno già ribattezzato «dei record», se non altro per il numero di defezioni e per l’eco della querelle israeliana.

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