Microbiota intestinale, l’allarme sui cibi processati e le malattie killer

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il microbiota intestinale potrebbe anticipare le malattie croniche associate a milioni di decessi e la sua alterazione, legata anche a elementi ambientali modificabili, resta ancora sottovalutata nel settore sanitario. Le malattie non trasmissibili causano ogni anno 43 milioni di morti nel mondo e, secondo i professori Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini, il rapporto tra microbioma, alimentazione e patologie croniche richiede un cambio di prospettiva. I tre scienziati della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sostengono infatti che il microbiota non sia soltanto associato alle malattie, ma possa precederne la comparsa, diventando così un elemento centrale per comprendere processi che incidono sulla salute di miliardi di persone.

Il microbiota intestinale può anticipare le malattie croniche

La posizione dei tre studiosi viene sviluppata in una review pubblicata su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, nella quale il microbiota intestinale viene descritto come un indicatore che precede le malattie croniche. Il messaggio espresso dagli scienziati è netto: se questo ecosistema biologico anticipa le patologie che provocano una parte rilevante dei decessi globali, la medicina deve cambiare approccio. Il punto non riguarda quindi soltanto l’associazione osservata tra microbioma e malattie, ma il momento in cui le alterazioni intestinali diventano riconoscibili rispetto allo sviluppo della patologia. È proprio questa capacità di precedere la malattia a rendere il microbiota un fattore che, secondo gli autori, non può continuare a essere considerato marginale.

Il tema assume un peso ancora maggiore alla luce dei numeri sulle malattie non trasmissibili, indicate come responsabili di 43 milioni di morti ogni anno e di tre quarti dei decessi dell’umanità. Nel testo viene evidenziato come uno dei principali fattori biologici coinvolti, cioè l’alterazione del microbioma intestinale provocata da elementi ambientali modificabili, non riceva ancora un’attenzione proporzionata alla sua rilevanza. L’osservazione sposta quindi il focus su ciò che può modificare l’equilibrio intestinale e sulla necessità di considerare il microbiota non semplicemente come una conseguenza delle patologie. La review collega questo passaggio a un ripensamento più ampio della medicina e del modo in cui vengono affrontate le malattie croniche.

Cibi processati e alterazione dell’ecosistema intestinale

Tra gli elementi messi al centro dell’analisi compare il cibo industriale, indicato dagli scienziati come un fattore capace di danneggiare l’ecosistema biologico di miliardi di persone. La questione dell’alimentazione si lega direttamente alla presenza di fattori ambientali modificabili che possono alterare il microbioma intestinale. Da qui nasce la richiesta di un dietrofront rispetto ai cibi processati e di una maggiore attenzione al rapporto tra ciò che viene consumato, l’equilibrio del microbiota e lo sviluppo delle malattie croniche. Nella review il richiamo non riguarda soltanto medici e ricercatori, ma coinvolge anche i regolatori, accusati di conoscere il problema senza aver ancora messo in campo una risposta adeguata.

Il rapporto tra alimentazione e salute intestinale emerge anche nel riferimento alle malattie infiammatorie croniche intestinali, tra cui morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa. Nel materiale viene richiamata l’importanza di una dieta equilibrata durante le fasi di riacutizzazione e di remissione e il ruolo del microbiota intestinale all’interno degli approcci dietetici sostenuti dalla letteratura scientifica. Questo collegamento rafforza la centralità dell’ambiente intestinale quando si osservano patologie caratterizzate da infiammazione cronica. L’alimentazione, in questa prospettiva, non viene trattata come un elemento separato dalla malattia, ma come uno dei fattori da considerare insieme alle condizioni del microbiota e all’evoluzione dei disturbi intestinali.

Perché gli studiosi chiedono un cambio della medicina

La proposta avanzata da Antonio Gasbarrini, Gianluca Ianiro e Giovanni Gasbarrini parte dalla convinzione che il microbiota intestinale rappresenti uno “specchio” capace di mostrare in anticipo cambiamenti legati alle malattie croniche. Se le alterazioni dell’ecosistema intestinale precedono le patologie invece di comparire soltanto dopo il loro sviluppo, cambia anche il valore attribuito al microbioma nel percorso sanitario. Gli autori chiedono per questo una trasformazione della medicina, ponendo maggiore attenzione ai fattori ambientali che possono essere modificati e all’impatto dell’alimentazione industriale. La loro analisi mette così in relazione tre elementi già presenti nello stesso scenario: l’enorme numero di morti provocate dalle malattie non trasmissibili, le alterazioni del microbiota e l’esposizione a condizioni ambientali sulle quali è possibile intervenire.

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