Simion chiede l’annullamento delle elezioni in Romania: accuse di brogli e ingerenze esterne
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Redazione Esteri
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A pochi giorni dal ballottaggio che ha confermato Nicușor Dan alla presidenza della Romania, con il 53,6% dei voti, la tensione politica nel paese balcanico rischia di riaccendersi. George Simion, leader dell’estrema destra romena e candidato sconfitto dell’Alleanza per l’unione dei rumeni (Aur), ha annunciato di voler presentare un ricorso alla Corte costituzionale per contestare il risultato elettorale. Secondo Simion, il voto sarebbe stato compromesso da brogli e, soprattutto, da "interferenze esterne", un’accusa che ha trovato un inaspettato sostegno da parte di Pavel Durov, fondatore di Telegram, il quale si è detto pronto a testimoniare.
Pur senza fornire prove dettagliate, Simion ha puntato il dito verso la Francia, evocando un presunto ruolo di Bruxelles nell’influenzare l’esito delle urne. La retorica del leader nazionalista, che già in campagna elettorale aveva attaccato l’Ue definendola una minaccia alla sovranità romena, si è ulteriormente radicalizzata dopo la sconfitta. Tuttavia, osservatori locali sottolineano come le accuse di brogli siano state finora prive di riscontri oggettivi, mentre l’affluenza record e il regolare svolgimento delle operazioni di voto sono stati confermati dai monitor internazionali.
Intanto, sullo sfondo, si muovono altri attori globali. Donald Trump, dopo un colloquio con Vladimir Putin, ha espresso cauta fiducia nella possibilità di mediare un accordo tra Kiev e Mosca, mentre il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha mantenuto un tono ambiguo, limitandosi a dichiarare che "vedremo cosa offrirà lo zar". A Doha, intanto, si è cercato di smorzare le polemiche sul recente dono di un aereo alla Romania, definendolo una "normale espressione di cooperazione".




