Zelensky a Roma tra il Papa e Meloni mentre Trump accusa l'Europa di debolezza
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Redazione Esteri
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Il presidente ucraino è atterrato a Roma in una giornata fitta di incontri diplomatici, che lo ha visto prima a Castel Gandolfo dal Pontefice e successivamente a Palazzo Chigi dalla premier italiana. Questa visita, un altro tassello nella fitta tela di rapporti che Kiev intesse con i capitali europei, arriva in un momento particolarmente delicato, segnato dalle recenti e aspre critiche mosse dall’amministrazione americana. L’incontro con il Papa, come riferito da fonti vaticane, è stato incentrato sulla necessità di «proseguire il dialogo per una pace giusta», un tema che resta al centro degli sforzi diplomatici nonostante le oggettive difficoltà sul terreno.
Le reazioni europee e il quadrato attorno a Kiev
Il viaggio di Zelensky segue di poche ore un vertice a Bruxelles, dove i leader dell’Unione hanno ribadito la loro posizione di sostegno. La presidente della Commissione e il presidente del Consiglio hanno tenuto a precisare che «le nostre proposte di finanziamento sono sul tavolo», un messaggio chiaro di continuità nell’appoggio militare ed economico. Questa unità di intenti, percepita come una risposta collettiva alle pressioni esterne, dimostra come l’Ue cerchi di mantenere una linea coordinata nonostante le tensioni transatlantiche, le quali, del resto, non sono affatto un elemento nuovo nello scacchiere geopolitico.
L’attacco frontale di Trump ai partner europei
A gettare un’ombra sulle dinamiche internazionali sono state le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rilasciate in un’intervista a Politico. Senza usare mezzi termini, Trump ha definito l’Europa un gruppo di nazioni «in decadenza», guidate da leader «deboli» e incapaci di gestire crisi come quella migratoria o il conflitto in Ucraina. La sua critica, che non ha risparmiato neppure Zelensky paragonandolo a un celebre imprenditore del circo e accusandolo di utilizzare la guerra per non indire le elezioni, delinea una frattura netta nell’approccio alla sicurezza continentale. Il presidente americano ha inoltre annunciato l’intenzione di appoggiare in futuro quei candidati politici europei che sposino la sua visione, un elemento che introduce una variabile potenzialmente destabilizzante per gli equilibri politici interni a diversi Paesi.
Le voci dentro l’Ue e lo scenario complessivo
Alcune voci all’interno del panorama europeo, come quella di chi ha commentato definendo le parole di Trump un’«esortazione a prendere coscienza di sé», leggono nelle critiche americane uno stimolo per una maggiore autonomia strategica. Nel frattempo, la guerra prosegue e le dichiarazioni di Mosca, che continua a considerare il Donbass parte integrante del proprio territorio, chiudono ogni spazio a facili ottimismi. La visita romana di Zelensky, quindi, si colloca in questo complicato intreccio dove la diplomazia deve muoversi tra la ricerca di un sostegno solido da parte degli alleati tradizionali e la gestione di un rapporto con Washington diventato improvvisamente più turbolento e condizionato da giudizi severi sull’operato degli europei.




