Metal Gear Solid Delta: Snake Eater, il remake che non tradisce l’eredità di Kojima
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre l’attesissimo Metal Gear Solid Delta: Snake Eater si appresta a debuttare nei negozi la prossima settimana, le prime recensioni svelano alcuni dettagli che, se da un lato confermano la natura estremamente fedele dell’operazione, dall’altro potrebbero deludere una parte del pubblico più esperto. Emerge, infatti, che la versione PC del titolo sarà caratterizzata da un limite al framerate bloccato a 60 fps, una scelta tecnica che inevitabilmente penalizzerà coloro i quali possiedono hardware all’avanguardia in grado di supportare frequenze di aggiornamento più elevate e monitor con tecnologie più recenti.
La fedeltà all’originale, tuttavia, non si esaurisce in una mera questione tecnica ma si spinge fino a includere elementi di puro colore storico. Alcune guardie, ad esempio, forniscono ancora i codici segreti originariamente concepiti per Metal Gear Acid, il titolo strategico per PSP che fu lanciato in Giappone lo stesso giorno dell’originale Metal Gear Solid 3: Snake Eater nel lontano dicembre 2004. Un omaggio che i fan più accaniti sapranno senza dubbio apprezzare, poiché funge da testimonianza della meticolosa cura posta nel preservare ogni singolo frammento dell’esperienza videoludica concepita da Hideo Kojima quasi vent’anni fa.
Questa scelta conservatrice, che potremmo definire quasi filologica, rappresenta la cifra distintiva dell’intero progetto. Konami ha deliberatamente optato per un approccio che non osa, non reinventa e certamente non stravolge le meccaniche o la regia del gioco originale. Stessi dialoghi, identiche sequenze e una struttura di gioco immutata: il risultato è una riproduzione meticolosa e reverenziale che punta tutto sulla modernizzazione del solo comparto visivo, lasciando intatta l’anima di un titolo che ha segnato la storia del medium.




