Incendio mortale in via Cantoni, estorsione e debiti dietro la tragedia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'incendio che ha devastato lo showroom "Li Junjun" in via Ermenegildo Cantoni a Milano, causando la morte di tre giovani cinesi, sembra essere il tragico epilogo di una serie di eventi legati a minacce ed estorsioni. La Procura e i carabinieri del Nucleo investigativo stanno concentrando le loro indagini su una denuncia per tentata estorsione aggravata presentata poche ore prima del rogo dal padre del titolare dell'emporio.

Secondo le prime ricostruzioni, un uomo avrebbe minacciato il titolare con un coltello, chiedendo 20mila euro. La richiesta è stata tradotta in mandarino tramite un'applicazione vocale, rendendo ancora più inquietante la situazione. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso diverse persone passare davanti allo showroom quella sera, ma nessuna nei venti minuti precedenti l'incendio, che è divampato intorno alle 23.

Gli investigatori stanno valutando l'ipotesi di un innesco lento, senza l'uso di alcol o benzina, che ha permesso alle fiamme di svilupparsi in modo silente e senza esplosioni. L'incendio sembra essere iniziato vicino all'ingresso dell'emporio, dall'interno, come se qualcuno avesse gettato qualcosa dopo aver rotto un vetro.

La pista dei debiti è un altro elemento chiave nelle indagini. I conti bancari del titolare e della sua famiglia sono al setaccio per capire se ci siano movimenti sospetti o collegamenti con l'estorsione.

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