Israele attacca il sud del Libano, raid su Bint Jbeil e Taybeh: almeno 11 morti, tra cui tre bambini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il sud del Libano è stato nuovamente scosso da una serie di raid aerei israeliani che hanno provocato un bilancio tragico e, come spesso accade in questi casi, ancora provvisorio. Le località di Bint Jbeil, Taybeh e la periferia di Al-Mansouri sono state prese di mira, mentre colpi di artiglieria hanno colpito anche Sarbin, Barashi e Wadi Zibqin. Almeno undici le vittime accertate, tra cui due donne e tre bambini, e una ventina i feriti, in quella che si configura come la più grave escalation dalla tregua entrata in vigore lo scorso 20 giugno.

L’attacco e le vittime

Secondo le prime ricostruzioni fornite dal Ministero della Salute libanese e dall’agenzia di stampa statale, uno dei raid più cruenti ha centrato un’abitazione alla periferia del villaggio di Ansar, causando la morte di sette persone, tra cui appunto tre bambini. Un altro attacco ha invece colpito la zona di Ali al-Taher, dove i soccorritori hanno estratto dalle macerie altri corpi senza vita.

Il bilancio complessivo di queste ultime ventiquattr’ore parla di undici morti e diciannove feriti, un numero destinato purtroppo a salire considerando la gravità delle condizioni di alcuni dei ricoverati negli ospedali della regione.

Le motivazioni di Israele e il ruolo di Hezbollah

Un portavoce delle forze armate israeliane ha giustificato l’operazione spiegando che uno degli obiettivi principali era il quartier generale dell’unità Radwan di Hezbollah. Nello specifico, l’esercito di Tel Aviv ha dichiarato di aver eliminato il terrorista Ali Samir Al-Haj Hassan, comandante di battaglione della stessa unità Radwan, insieme a diversi altri elementi considerati operativi.

La scelta di colpire nel cuore del sud libanese, una roccaforte storica del movimento sciita, rappresenta un messaggio chiaro: la tregua siglata a giugno con la mediazione americana non ha affatto spento le ostilità, ma le ha solo congelate in attesa di un nuovo pretesto per una ripresa su larga scala del conflitto.

La reazione di Hezbollah e le minacce di Katz

La risposta di Hezbollah non si è fatta attendere. Il partito armato ha definito i raid una vera e propria aggressione e ha minacciato quella che ha descritto come una risposta adeguata, senza entrare nel merito delle modalità ma lasciando intendere una reazione proporzionale alla gravità dell’attacco. In una nota diffusa ai media, Hezbollah ha inoltre esortato lo Stato libanese a interrompere i colloqui diretti con Israele sponsorizzati dagli Stati Uniti, definendo il proseguimento di quei negoziati come un regalo al nemico in piena offensiva.

Sul fronte opposto, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha rilanciato la minaccia, in un post ripreso dall’emittente Al Jazeera, promettendo nuovi pesanti attacchi contro Hezbollah e contro chiunque, a suo dire, dovesse colpire soldati o cittadini dello Stato ebraico. Le parole di Katz lasciano intendere che l’operazione di ieri non sia stata un episodio isolato, ma l’inizio di una nuova fase di pressione militare lungo il confine settentrionale di Israele.

Il contesto della tregua e le prospettive

L’accordo del 20 giugno, che aveva portato a una significativa riduzione delle ostilità tra Israele e Hezbollah, viene ora messo a dura prova da questa escalation che ha già superato in termini di vittime ogni altro scontro verificatosi nei mesi precedenti. L’area di Al-Mansouri, così come le colline attorno a Sarbin e Barashi, sono tornate a essere teatro di violenti scambi di artiglieria, mentre i caccia israeliani continuano a sorvolare la fascia meridionale del Libano in quella che appare ormai una routine bellica.

La tensione resta altissima e la popolazione civile, ancora una volta, paga il prezzo più alto di una partita geopolitica che sembra non conoscere soste né pietà. I soccorsi proseguono tra le macerie, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione il riaccendersi di un fronte che in passato ha già provocato guerre devastanti e che ora rischia di ripiombare in un conflitto aperto e difficilmente controllabile.

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