Gli artisti di Hollywood scendono in campo per Jimmy Kimmel e la libertà di stampa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Circa quattrocento personalità dello spettacolo americano, tra cui spiccano nomi del calibro di Meryl Streep, Robert De Niro e Tom Hanks, hanno sottoscritto una lettera aperta di protesta, promossa insieme all’American Civil Liberties Union, in seguito alla decisione della Disney di sospendere il programma "Jimmy Kimmel Live!". La mossa, che ha sollevato un vespaio di polemiche, è stata interpretata da molti come un pericoloso attacco alla libertà di espressione, evocando, secondo le parole contenute nel documento, "cupi ricordi" del maccartismo e degli anni Cinquanta. La protesta degli artisti, che annovera anche Jennifer Aniston, Ben Stiller e Natalie Portman, si è concentrata non tanto sulle battute del conduttore, ritenute da alcuni inopportune, quanto sulle implicazioni di un atto di censura da parte di un colosso mediatico nei confronti di un suo dipendente.
La sospensione dello show, disposta la scorsa settimana, era scattata a seguito di alcuni commenti di Kimmel sulla tragica scomparsa di Charlie Kirk, il controverso attivista conservatore. In una nota, un portavoce della Walt Disney Company, proprietaria della rete Abc, aveva giustificato la pausa forzata con la necessità di "evitare di infiammare ulteriormente una situazione di tensione", definendo quelle del comico semplicemente "intempestive e insensibili". Una spiegazione che, se da un lato mirava a spegnere gli animi, dall’altro non è riuscita a placare le critiche di quanti vi hanno letto una forma di acquiescenza verso le pressioni politiche.
In un repentino cambio di rotta, il colosso di Burbank ha però annunciato il reintegro del conduttore, fissando il ritorno in onda per martedì 23 settembre. "Dopo aver avuto conversazioni approfondite con Jimmy", si legge in una nuova dichiarazione, "abbiamo deciso di riportare in onda lo show". Questa inversione di marcia, arrivata dopo giorni di negoziati serrati, assume i contorni di una vera e propria sfida lanciata alla Federal Communications Committee e al presidente Donald Trump, il quale, pur senza entrare direttamente nella vicenda, rappresenta un riferimento per quella galassia politica che aveva duramente contestato Kimmel.




