Positività di Passler, istituzioni sportive puntano su procedura e rigore
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Redazione Sport
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Il primo caso di positività in vista dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 ha colpito la nazionale italiana di biathlon, gettando un'ombra inaspettata sulla vigilia della manifestazione. La giovane atleta Rebecca Passler, sottoposta a un controllo a sorpresa fuori competizione dagli agenti di Nado Italia, è risultata positiva alla presenza di letrozolo, un farmaco classificato tra i modulatori ormonali e metabolici dalla lista delle sostanze proibite. La notizia, che ha rapidamente varcato i confini dello sport per approdare sulle prime pagine dei giornali, ha costretto le istituzioni a un difficile equilibrismo tra la necessità di tutelare il principio della presunzione di innocenza e quella di ribadire con fermezza i cardini della lotta al doping.
Le dichiarazioni a caldo dopo il concerto della Scala
A margine del tradizionale concerto del Comitato Olimpico Internazionale alla Scala, le massime cariche sportive italiane hanno voluto esprimere la propria posizione, mostrando un fronte comune improntato alla cautela ma anche alla determinazione. Il presidente del Coni, Giovanni Buonfiglio, ha esortato alla prudenza, sottolineando come sia necessario attendere l'evolversi dell'iter disciplinare prima di trarre conclusioni affrettate. "Bisogna essere sempre prudenti", ha dichiarato, lasciando intendere che l'organismo da lui guidato non intende fare sconti ma seguirà scrupolosamente ogni fase dell'inchiesta. Alla sua voce si è unita quella del ministro dello Sport, il quale, pur condividendo l'invito alla calma, ha tuttavia rimarcato con nettezza il concetto di "tolleranza zero" verso qualsiasi pratica dopante, definendola una linea invalicabile per la credibilità stessa dello sport italiano sulla scena internazionale.
Il profilo della sostanza e il precedente illustre
Il letrozolo, principio attivo al centro della vicenda, rappresenta di per sé un elemento di peculiare complessità. Utilizzato principalmente in ambito oncologico per il trattamento di specifiche forme tumorali, non è noto per conferire direttamente benefici prestazionali agli atleti, il che solleva interrogativi sulle circostanze che ne hanno portato al ritrovamento. La sua inclusione nella lista delle sostanze vietate, tuttavia, è consolidata da oltre un ventennio, come stabilito dai rigorosi protocolli dell'Agenzia Mondiale Antidoping. Un precedente celebre, che inevitabilmente torna alla memoria, è quello che coinvolse la tennista Sara Errani, anch'ella incappata nelle maglie dell'antidoping per la stessa molecola, in un caso che sollevò ampio dibattito sulle contaminazioni accidentali e che si risolse dopo un lungo contenzioso.
Il procedimento e le possibili conseguenze
La macchina giudiziaria sportiva è dunque partita, con Nado Italia chiamata a gestire l'istruttoria e a definire le responsabilità dell'atleta. Il percorso, che può includere l'analisi del campione B e l'ascolto delle giustificazioni fornite dalla stessa Passler, sarà decisivo per il suo futuro agonistico, con il rischio concreto di una pesante sospensione che potrebbe escluderla dai Giochi imminenti. Mentre l'ambiente del biathlon, specialità che nella provincia di Bolzano vanta tradizioni e cultori, osserva con apprensione, il caso assume un valore paradigmatico, diventando il primo banco di prova per il sistema antidoping italiano nell'era di Milano Cortina. Molti, tra tecnici e addetti ai lavori, sottolineano come l'episodio, al di là dell'esito, confermi l'efficacia e l'imprevedibilità dei controlli fuori gara, considerati uno strumento essenziale per garantire la pulizia delle competizioni.




