Ictus, il 72% degli uomini ipertesi non sa di esserlo: i segnali da riconoscere

Ictus, il 72% degli uomini ipertesi non sa di esserlo: i segnali da riconoscere
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Redazione Salute Redazione Salute   -   Ogni anno in Italia circa 100mila persone vengono colpite da un ictus cerebrale, mentre sono un milione quelle che convivono con gli esiti della malattia. La Giornata mondiale dell'ictus, che si celebra il 29 ottobre, riporta l'attenzione su un evento che oggi non è più privo di possibilità di cura, a condizione che i sintomi vengano riconosciuti in tempo e che i fattori di rischio siano tenuti sotto controllo.

Una malattia diffusa, tra le prime cause di disabilità

Secondo le stime della World Stroke Organization, una persona su quattro andrà incontro a un ictus nel corso della vita. Il termine inglese stroke significa «colpo» e indica un evento improvviso e grave, che provoca un danno al cervello per l'occlusione o la rottura di un vaso sanguigno. In Italia la malattia cerebrovascolare acuta colpisce ogni anno tra le 100 e le 120mila persone, si colloca al terzo posto tra le cause di morte e al primo tra quelle di disabilità. Per questo la sensibilizzazione si concentra su due concetti: la tempestività dell'intervento e la capacità di riconoscere i sintomi.

Pressione alta e sale: i fattori di rischio che sfuggono

I dati dell'Istituto superiore di sanità mostrano quanto sia sottovalutata l'ipertensione, uno dei principali fattori di rischio. Tra i 35 e i 44 anni il 72% degli uomini e il 53% delle donne con pressione elevata non sa di avere questa condizione. Anche tra chi assume farmaci antipertensivi il controllo resta insufficiente: soltanto il 22% degli uomini e il 34% delle donne in trattamento presenta valori inferiori a 140/90 mmHg. A pesare è anche il consumo di sale, che raggiunge in media 9,3 grammi al giorno negli uomini e 7,1 nelle donne, contro i 5 grammi raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità. Nove casi su dieci, secondo gli esperti, si potrebbero prevenire intervenendo su questi elementi.

Il fattore tempo e i segnali d'allarme

Il neurologo Massimo Del Sette, direttore della Neurologia con Centro Ictus del Policlinico San Martino di Genova e membro del Comitato tecnico scientifico di ALICe Italia, richiama il valore di ogni minuto: durante un ictus se ne perdono 2 milioni di neuroni ogni sessanta secondi, e per questo «il tempo è tutto». Per riconoscere l'evento viene indicato il metodo FAST, acronimo che invita a controllare il volto (se la bocca appare storta), il braccio (se non riesce a restare sollevato), la parola (se è confusa o incomprensibile) e, infine, il tempo, cioè la necessità di chiamare subito il 112.

Le terapie oggi disponibili, dalla trombolisi endovenosa alla trombectomia meccanica, sono efficaci quanto più precoce è l'intervento, ed è la ragione per cui davanti a un sintomo improvviso non bisogna attendere che passi da solo né mettersi in auto per raggiungere l'ospedale.

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